( qui e qui le puntate precedenti)
Valentina si svegliò di soprassalto: non era più nella culla termica dell’ospedale e, quel primo cambiamento, la preoccupò. Tirò su col naso e avvertì un dolce odore di latte:
- Mamma in avvicinamento.. – pensò mentre Fulvia si sporgeva sulla culla.
- Ma che faccia… sembra preoccupata - notò, senza sapere che il nervosismo dipendeva dal suo arrivo a casa.
Un altro viso apparve sopra di lei:
- Papà! Si capisce che è papà dall’occhio sempre umido e dal continuo ripetermi che son bella. -.
- Starà comoda nella culla? – chiese Fulvia con voce ansiosa.
- Sarà meglio metterle una coperta? - rispose Stefano dubbioso.
- Ma son matti ‘sti due! Ragazzi, è il 6 Luglio! - gridò, col pensiero.
La culla era un comodo bocciolo di pizzi sulla cui sommità roteavano le solite api musicali attaccate a dei fili.
- Che musica insulsa - rifletté, ricordando la voce di Ivano Fossati che ascoltava quando era nella pancia della mamma.
- Che sballo …..La mia banda suona il rock… quella era musica . Questa fa dormire…” . Valentina sbadigliò, chiuse gli occhi e si addormentò.
Nella stanza buia entrò sinuosa la luce della luna che trovò la bimba placidamente addormentata e i due novelli genitori rigidamente appostati sulla sponda del letto. Come marines nella attesa dell’assalto, attendevano l’ora della prima fatidica poppata e del susseguente cambio di pannolino. Fulvia stringeva in una mano il pannolino e nell’altra la crema, Stefano, in maglietta e boxer verde pisello con orsetti rosa (tipico abbigliamento da neo-padre) brandiva il biberon di latte, rovente, senza accorgersi minimamente delle ustioni alla mano. La poppata era prevista per le 2 ma, pur mancando tre ore, non volevano arrivare in ritardo per non incorrere nel “cazziatone “ del pediatra. Tutti sanno, ovviamente, che i pediatri si dividono in 2 categorie: genere Montessori, che persegue l’allevamento in stile hippy, genere Kaiser che promulga l’allevamento militare. A questa categoria apparteneva il pediatra di Valentina e così, quando la sveglia scattò su 02, lo show ebbe inizio.
Stefano afferrò la piccola e le infilò il biberon in bocca: Valentina, ancora addormentata, rispose comunque al richiamo dell’istinto e, in un attimo, prosciugò il biberon.
- Finito! – urlò Stefano con la stessa enfasi delle cronache sportive di Galeazzi.
A quel punto, si doveva affrontare la fase ruttino: appoggiata la bimba alla spalla, il padre volenteroso cominciò a camminare per la stanza dimenandosi come un ballerino di Rio la sera di Carnevale. Sottoposta a quella specie di “shakeramento”, Valentina decise di fare il sospirato ruttino che, in verità, echeggiò come un boato nella notte.
- Pannolino! – ordinò Fulvia ripetendo mentalmente i dettami del Dott. Kaiser.
Girata e rigirata come una cotoletta, lavata e imburrata come un arrostino, nel tempo netto di 20 minuti, Valentina ritrovò la sua culla apprezzando persino la musichetta scema dell’alveare.
Fulvia e Stefano, stravolti ma felici, assonnati e imbrattati di latte e Fissan, si trascinarono fino al letto e, finalmente, caddero in un sonno profondissimo.
Valentina, guardando le api che, esaurita la carica, cominciavano a rallentare il loro volo, formulò un pensiero:
- Credo proprio che questi due mi daranno un sacco di problemi. –
© Marina Garaventa
N.d.r. Libero adattamento di una notte possibile.....
- Rina, Rina, dorme?
- No, non dormo ma mi riposo, per sempre.
- E’ vero, scusi. Sua figlia me l’ha detto ma, a certe cose, non ci abitua subito. Quando sono arrivata mi pareva di vederla sulla porta della cucina, sorridente come il solito. Come mai se n’è andata, così all’improvviso?
- Ero stanca di tutti i miei malanni e poi, quel morbo che mi portava via i pensieri, i ricordi e gli affetti mi aveva proprio stufata. Ora sto meglio e, finalmente, rivedrò mi marito che non vedo da tanti anni, da quella notte dell’incidente. Ero stanca, stanca….
- La capisco però sua figlia soffre, lo sa?
- ‘A Fulvia ca no faxe ‘a sciolla!* Non deve disperarsi per me. Ho fatto bene i miei conti: ora lei ha chi la ama, avrà presto la sua bambina e io ho finito il mio compito. Finché era sola ho tenuto duro ma ora non ha più bisogno di me e posso andare. Così potrà dedicarsi alla sua famiglia.
- Giusto ragionamento, però Fulvia è testarda. Pensa di non aver fatto abbastanza per lei e si rammarica che non possa vedere la bimba che nascerà fra poco…
- Ma che testa…. Come suo padre! Per me ha fatto tutto quello che una figlia può fare per una madre, forse anche di più. Per la bambina, io la vedrò, da lassù. Non l’ho portata a messa tutte le domeniche perché credesse in una vita dopo la morte? E poi, lei è parte di me e io pure son parte di…. Come la vuol chiamare?
- Valentina…
- Ecco, Valentina…mi piace.
- Scusi Rina, lo so che sembra irriverente ma ieri, quando è successo, mi son venuti alla mente i suoi taglierini fatti a mano, col sugo di “maxin”, i funghi di maggio che aveva raccolto suo figlio. Aveva impastato, apposta per me, quei taglierini sottili e li aveva conditi col sugo di quei funghi che io non avevo mai mangiato. Me li ricordo ancora e mi dispiace che Valentina non possa mangiarli.
- Anche ti comme mae figgia!** I taglierini me li ricordo ma ho insegnato a Fulvia ad impastare e a fare il sugo e Silvio continuerà a portarle i funghi, così potrà farli anche alla bambina e parlarle della sua nonna. Nulla va perduto se c’è stato amore e l’affetto che darà alla sua bambina sarà un po’ anche mio.
- Ha ragione Rina. I nostri sono i discorsi piccoli e disperati di chi non sa, i suoi sono quelli di chi ha già capito e visto tutto. Sa cosa faccio? Vado di là e lo dico a Fulvia e a Silvio.
- Brava, dighelu e…. salutimeli.*** Ciao
- Ciao Rina…. Buon riposo.
*‘A Fulvia ca no faxe ‘a sciolla = Fulvia non deve fare la sciocca
** Anche ti comme mae figgia= anche tu come mia figlia
*** Brava, dighelu e…. salutimeli= Brava, diglielo e salutameli.
© Marina Garavent