Davanti a questa notizia, buona per tutti quelli che credono nella laicità dello stato e nella libertà dell’individuo, si potrebbe dire molto ma, da tempo, certe parole non mi vengono più. Dopo che la legge iniqua voluta dal Governo Berlusconi, ci rigettava in uno stato etico, toglieva ai cittadini libertà di scelta su cure e terapie, riduceva le persone, più o meno gravemente invalide, al ruolo di fantocci nelle mani di medici, giudici e ministri, la mia pazienza e, devo dire, la mia combattività sono venute meno. Le dichiarazioni di uomini come il Ministro Sacconi ("Se corrisponde al vero quanto contenuto in una nota che fa riferimento ad una sentenza del Tar del Lazio sul caso di Eluana Englaro, questo rende di fatto ancora più urgente l'approvazione della 'norma Englaro'.), di Maurizio Gasparri ("Su temi che riguardano la vita e la morte delle persone serve una norma di legge precisa e non la fantasia della giustizia amministrativa, che immaginiamo impegnata su temi più ordinari. Sarebbe ridicolo o forse agghiacciante se su un argomento così delicato la decisione definitiva fosse affidata al Tar". ) sono, a dir poco agghiaccianti. Che si può dire a chi riduce il dramma di Eluana e della sua famiglia al termine “norma Englaro, come se parlasse di una norma di pubblica edilizia? La dichiarazione di Gasparri raggiunge, poi, il ridicolo: se non il Tar, chi dovrebbe decidere della nostra vita e della nostra morte? Magari lo stesso Gasparri o, visto l’andazzo, il nostro Presidente del Consiglio?
Per fortuna, c’è chi ancora difende i nostri diritti ma, come solo in questo paese può accadere, si tratta di due uomini politici agli antipodi: Ignazio Marino del Pd e Gianfranco Fini del Pdl ( o dovrei dire di An?). Tralasciando che, per uno di sinistra, avere come riferimenti Fini, crei un discreto conflitto interiore, non so quante possibilità possano avere questi due paladini della laicità di aprire una breccia nelle "capocce" dure dei loro/nostri avversari.
E allora, che fare? Prender l’armi e combattere contro i mulini a vento, non fa per me né per coloro che come me, se ne stanno in un letto appesi a un filo o a un tubo: la cosa migliore, cari amici, qualora vi trovaste nelle incresciose circostanze di dover scegliere come morire, tornate ai vecchi metodi, tanto cari anche all’ipocrisia ecclesiastica. Un bel viaggetto in Svizzera oppure un accordo sottobanco con un medico compiacente.
Del resto, anche se, per ora, non è un mio problema, “fatta la legge, studiato l’inganno”
© Marina Garaventa
L’aula del Senato, ha affrontato il cuore del disegno di legge sul testamento biologico. È stato respinto un emendamento, presentato dal centrosinistra, che autorizzava un paziente in stato terminale a chiedere la
sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione forzata.Non solo: di lì a pochi minuti, dal testo del provvedimento è anche sparito qualunque accenno, anche formale, all’accanimento terapeutico.
Maurizio Sacconi, ministro del Welfare «Non ci sarà, mai più, un “caso Eluana”: questa è una grande vittoria del nuovo partito, il Pdl, che sta per nascere.
Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd.: <<Oramai non ci aspettiamo più nulla da questa legge. Vedremo cosa è possibile fare, fuori dal Parlamento»:
Maurizio Gasparri «Sarà una legge che, nel rispetto della Costituzione, difende la vita»,
Stefano Ceccanti, Pd : «No: è un testo palesemente incostituzionale
Massimo Donati, presidente dei senatori dell’Idv «Anche perché non si capisce proprio a cosa serva una legge come questa che lascia tutto così com’è»,.
Gianfranco Fini: «Su questioni eticamente sensibili, nessuno partito può dire “si fa così”. Sono problemi
che devono essere demandati alla coscienza dei parlamentari e dei cittadini>>,
Benedetto della Vedova, deputato del Pdl,: «La situazione è stata irrimediabilmente compromessa dal Senato: quel testo è assolutamente invotabile».
Ignazio Marino, Pd.«Mi piacerebbe ricordare a tutti le parole di Aldo Moro: “Stiamo parlando di un problema di libertà individuale che non può non essere garantita dalla Costituzione”. Non un pericoloso sovversivo. Il Senato ha rovesciato questo principio e la nostra libertà individuale, di fronte alle terapie mediche, è stata cancellata»:
LO SAPEVO CHE SAREBBE FINITA COSI’.
PER FORTUNA, CHI E’ NELLA MIA SITUAZIONE, SVILUPPA, FORSE PER UNA STRANA LEGGE DEL CONTRAPPASSO, UNA GIGANTESCA PAZIENZA.
PRIMA O POI, LA VITA RENDE CIO’ CHE HA TOLTO E VICEVERSA.
PRIMA O POI, “ I DIFENSORI DLLA VITA” DOVRANNO PROVARE SULLA PROPRIA PELLE E, ALLORA CAPIRANNO.
BASTA AVERE PAZIENZA: IO NE HO TANTA E IL MIO RESPIRATORE PURE.
POSSO ASPETTARE.
(le dichirazioni dei politici sono tratte da un articolo di Angelo Bocconetti da “Il Secolo XIX” di oggi)
Non si tratta del titolo di un film comico demenziale, ma potrebbe essere, un altrettanto demenziale augurio a tutti quelli che, in questi giorni, stanno tentando di far approvare il disegno di legge Calabrò che, di fatto, esautora totalmente la volontà del paziente, lasciando la parola finale al medico. Poco avvezza alle procedure parlamentari, arriverei persino a proporre un emendamento: “Un week-end con Guillain-Barrè per tutti coloro che vogliono togliere la libertà di scelta nell’ambio medico”. Naturalmente Guillame-Barrè non è né un medico né un illustre prelato: si tratta, semplicemente, del nome di una fastidiosa sindrome, per fortuna reversibile, che produce una paralisi momentanea che, in certi casi, obbliga l’uso di presidi artificiali per la sopravvivenza! Tanto per farla breve, il malcapitato paziente, attaccato ad un respiratore che lo tiene in vita, proverebbe la spiacevole sensazione che la sua vita dipenda totalmente da medici, infermieri, tecnici e, in ultima analisi, anche dall’ente erogatore dell’elettricità. Sono pronta a scommettere qualunque somma che a quel punto, scatterebbe, in coloro che vogliono il ddl Calabrò, un attaccamento spasmodico alla loro “spina” che, come dico sempre io, vorrebbero tener ben salda nelle proprie mani. Pensate che vuoto ci sarebbe nelle nostre camere! La maggioranza che, a ben vedere, ragiona compatta con una “sola testa, si troverebbe a riunirsi tutta, al Policlinico Gemelli mentre la sinistra, con scoramento del suo elettorato, subirebbe sorti alterne: sani e salvi Ignazio Marino, relatore di un ddl esemplare ora disatteso, il Prof.Veronesi, e Massimo D’Alema che ha affermato «L’idea che una legge possa obbligare un cittadino a subire trattamenti che non desidera non esiste in alcuna legislazione civile. Speriamo che sia evitata agli italiani». Sotto osservazione Anna Finocchiaro, che ha presentato un emendamento che prevede l’eventualità che la “idratazione e la nutrizione possa essere sospesa, se espressamente anticipata dal diretto interessato” con un atto di propria volontà. Prognosi riservata per Dorina Bianchi.che dice «Non ho firmato alcun emendamento perché preferisco tenere una posizione equilibrata e tenermi le mani libere in vista di un emendamento che raccolga maggiori consensi in tutto il Senato», e per Francesco Rutelli, che sta lavorando ad una “terza via” di sintesi, nella quale dovrebbero essere i medici curanti ed una“persona fiduciaria”del malato a decidere.
Con la speranza che il mio emendamento venga votato all’unanimità, resto nell’attesa di avere un accurato bollettino medico, pregando il neo-segretario del PD, che ci ha promesso la concordia all’interno del suo tribolato partito, di tenerci informati sul decorso dell’epidemia.
Grazie
©Marina Garaventa
Dalla pagina di FB del Sen. Roberta Pinotti (PD)
Signor Presidente, cari colleghi, in questi mesi, come è mia abitudine, ho molto ascoltato. Ma oggi mi sento moralmente in dovere di prendere la parola. Vi parlo per ciò che sono io, per quello che rappresento per i cittadini: un medico, un uomo di scienza che, per più di cinquant'anni, è stato vicino ai malati di cancro (che ha aiutato a guarire e a vivere a lungo, molto a lungo), ma vicino anche alla sofferenza, al dolore, alla morte.
Per questo da molti anni ho lanciato il movimento per il testamento biologico e, su questo argomento, ho scritto quattro libri (non uno, ma quattro libri), per un totale di 2.000 pagine. Perché il tema è complesso, è difficile, è delicato. Per questo sono sconvolto oggi.
Sono sconvolto dalla singolare, direi assurda, procedura cui stiamo assistendo. Una legge dello Stato, che riguarda la libertà individuale (Applausi dai Gruppi PD e IdV), verrebbe sbrigativamente approvata sull'onda delle emozioni sollevate da un caso mediatico. Perché questo è il caso di Eluana: un caso mediatico, perché non ha nulla di diverso, dal punto di vista scientifico e umano, da altre centinaia di casi di coma vegetativo permanente nel nostro Paese, di cui nessuno si occupa. Dietro a una legge emanata per Eluana non ci sarebbe, dunque, né logica, né razionalità, ma essenzialmente un'onda emotiva, che per sua natura è passeggera e, soprattutto, è una cattiva consigliera.
Non c'è dubbio che il caso di Eluana sia stato accompagnato da una pessima informazione. (Applausi dai Gruppi PD e IdV). Ma questo non è un alibi per evitare di affrontare lucidamente il problema. Si tratta di un problema di civiltà, che riguarda l'invasione della tecnologia medica nella vita umana. Mi trovo d'accordo con il filosofo cattolico, cattolicissimo, Giovanni Reale, quando vede nel caso di Eluana ‑ sono sue parole ‑ un abuso da parte di una civiltà tecnologica che vuole sostituirsi alla natura. Quando avverte che si è perduta la saggezza della giusta misura e la Chiesa e il Governo sono vittime di questo paradigma dominante, che vorrebbe tenere in vita Eluana contro la natura e, infine, quando cita Papa Wojtyla, che, rispondendo ai medici che gli offrivano di continuare a curarlo, disse: «Lasciatemi tornare alla casa del Padre».
Vedete, mantenere insieme un complesso di organi e cellule in una vita artificiale è un atto contro natura: tecnologicamente oggi la medicina è in grado di mantenere in stato vegetativo un corpo senza attività cerebrali quasi all'infinito, ma il fatto che lo si possa fare tecnicamente non significa che lo si debba fare eticamente.
Penso sia una mostruosità, e come me la pensano migliaia e migliaia di cittadini, terrorizzati dalla prevaricazione violenta della medicina tecnologica nella propria vita. Lo dico da uomo di scienza: la tecnologia non ha limiti in sé, e se noi, la società e le sue istituzioni non ci impegniamo a tracciare questi limiti rispetto alla vita dell'uomo, chi mai lo potrà fare?
Conosco bene la normativa italiana sul diritto di cura, perché ogni giorno la applico e la vivo insieme ai miei medici e ai miei malati: la nostra legge garantisce la possibilità di rifiutare ogni trattamento, anche di semplice sostegno, come le trasfusioni di sangue e la nutrizione artificiale; abolire questo diritto sarebbe un atto molto grave, che minaccia alle radici il principio di libertà individuale, base irrinunciabile delle democrazie moderne.
Voglio pertanto fare un appello alla ragione e alla coscienza di tutti noi e di tutti voi, in quanto membri del Senato, vale a dire di questa Camera alta, di questa istituzione a cui la gente guarda come un punto fermo nella confusione dei momenti di crisi: il nostro ruolo è di analizzare le situazioni più difficili con lucidità e saggezza e dare pareri obiettivi e lungimiranti. Ecco, credo sia nostro dovere, come senatori, guardare più in là dell'oggi e anche del domani e pensare anche alle conseguenze future delle nostre decisioni.
Vi chiedo, dunque, di fermarvi, di riflettere, di meditare e di non votare una legge in palese contrasto con i diritti garantiti dalla Costituzione e, soprattutto, una legge in conflitto con se stessa. Il movimento sul testamento biologico, infatti, è nato solo ed esclusivamente - lo sottolineo - per garantire ai cittadini di poter rifiutare quella condizione assurda ed inumana di una vita artificiale, che può protrarsi per decenni, priva di coscienza e di attività cerebrale.
Bene, al contrario, questo provvedimento imporrebbe a tutti, per legge, proprio questa fine terribile e innaturale. (Vivi, prolungati applausi

Carissimi, eccomi a voi per rispondere ai vostri commenti: innanzi tutto, grazie per la vostra presenza e per la vostra partecipazione che, come dico sempre, è fonte di soddisfazione e di gioia. Apprezzo sempre il vostro contributo, favorevole o contrario, a questo blog soprattutto quando mi capita di trattare argomenti non lievi, come il testamento biologico.
Gli eventi di queste ultime ore li conoscete ed inutile che io ribadisca la mia posizione in merito: l’unica cosa che posso aggiungere è che sono prontamente amareggiata dal comportamento del Governo e immensamente grata al Presidente Napoletano che, mi piace pensarlo, ha ascoltato la richiesta di quanti gli hanno scritto.
La lettera del post precedente ha sortito un suo effetto: il quotidiano LA STAMPA l’ha pubblicata sia nelle lettere, pagina nazionale con risposta di Lucia Annunziata, sia nella pagina locale. Rassicuro quindi meditapartenze che, nel suo commento, si preoccupava per la mia bombola: la bombola d’ossigeno è ancora qui! Sul fatto che altre testate l’abbiano ignorata, penso come dice Ontanoverde per i politici, molti giornalisti si stiano schierando coi più forti.
A Daniele Bellora che loda la mia velocità, riferendosi alla sua richiesta del post precedente, rispondo che, in realtà, la lettera era dentro di me da giorni ed è bastata solo la sua spintarella.
Grazie a cheyenne e àncora che hanno citato Mina Welby, diventata una presenza importante nella mia vita.
Grazie a qualcuna che, con la consueta dolcezza c’invita a riflettere. Grazie a Playgiron, Ysor, Laura e Fausta: siamo tutti stanchi di tutto questo bailamme ma, purtroppo, temo che non finirà tanto presto.
Grazie a Maria Antonietta e mary17 e Cristella per le parole su Beppino Englaro: io non lo conosco personalmente, non voglio e non posso giudicarlo ma come dice Ignazio Marino “mi fido dell’amore”.
Grazie a Spartac, Iotti, gattaneilibri, elenamaria per le loro riflessioni.
Una parola in più, e me ne scuso, per Fabio che non conosco e che, non so perché, chiama Eluana confidenzialmente Lana. Caso mai vi fosse sfuggito cliccate qui e leggete il suo commento. Innanzi tutto voglio dire a Fabio che, prima di esprimere compassione verso di me, prima di accusarmi di OMICIDIO dovrebbe farmi sapere chi è e a quale titolo parla. Questa è la mia casa, ancorché virtuale, e come la mia vera casa è aperta a tutti, purché si conoscano le leggi della buona educazione. In quanto al fatto che Eluana viva per l’Amore, ti consiglio di leggere questi due documenti:
http://w3.uniroma1.it/step/nad/ned/index.html , questo spiega cos’è la nutrizione artificiale e chiarisce tutte le scemenze di “frullati e minestrine” che si son dette sull’argomento. Io l’ho provata, per due anni e ti assicuro che non è per nulla piacevole e naturale;
http://209.85.129.132/search?q=cache:0wLeNtz4rgUJ:www.qualitologia.it/doc/doc_id301_
idcat27.doc+svuotamento+manuale+dell%E2%80%99ampolla+rettale&hl=it&ct=clnk&cd=10&gl=it
punto 7 , questo si riferisce allo svuotamento intestinale, che anch’io subisco ogni mattina,
Quando avrai letto tutto questo, quando sarai stato un anno vicino, giorno e notte, a un malato come Eluana potrai parlare d’Amore e di Madre Teresa.
A quel punto, solo a quel punto, potrai venirmi a trovare e capire che nessuno più di me ama la vita e ne testimonia la gradezza e la bellezza.
Ti consiglio anche, con un po’ di presunzione di leggere il mio libro: La vera storia della principessa sul pisello e di guardare questo video.
Un forte abbraccio a tutti
Marina

Caro Direttore,
Ancora una volta, gli eventi che si susseguono velocemente e le tante sollecitazioni avute, via blog, Facebook ed e-mail, m’inducono a parlare di Eluana e, in un certo senso, a contravvenire al silenzio che mi ero imposta. In silenzio, con grande partecipazione emotiva, ma cercando di rimanere razionale, mi sono imposta di seguire la tragedia della famiglia Englaro, senza ribattere a tutte le stupidaggini, insolenze e burattinate che i media ci hanno generosamente offerto. Sul mio blog ho scritto “BASTA!” e vorrei che fosse per tutti: anche per me! Il destino di Eluana è ormai segnato da 17 anni e noi, estranei a lei e al suo mondo, non possiamo e non dobbiamo intrometterci più. Lasciamola andare a quel Dio, che tanti sbandierano in questi giorni, che accoglie e consola e che la può liberare da questa non-vita. Qualcuno si chiede se lei senta o provi qualcosa: spero di no, rispondo io. Potete immaginare quale sarebbe stato il suo calvario, prigioniera per 17 anni senza potersi esprimere e comunicare? Io l’ho provato per pochi giorni ed è’ una condanna che non infliggerei nemmeno al peggiore degli assassini!
Lasciamola andare e onoriamo la sua memoria facendo di lei e della battaglia di suo padre, l’emblema di una lotta di libertà per tutti, disabili e no. Insieme con Mina Welby, che ho avuto l’onore d’incontrare tramite Facebook, insieme a tanti altri, ora mi batto perché sia finalmente approvata, in Italia, una legge equa che lasci ad ognuno la libertà, sancita anche dalla nostra costituzione, di decidere come e dove curarsi. Il ddl Calabrò, presentato dalla maggioranza, se venisse approvato così com’è, sarebbe un’ennesima beffa perché, di fatto, definisce le volontà espresse sui trattamenti finali, come un mero consiglio: l’ultima parola spetterebbe al medico! Dopo la felice sortita del Ministro Sacconi, al quale ho scritto senza ricevere risposta, il nostro Presidente del Consiglio, sempre disponibile a varare leggi ad personam, ha detto che si sta pensando ad un decreto per fermare Beppino Englaro.
Ma in che paese viviamo? Un paese dove la politica si accapiglia per la poltrona di Villari e affronta temi profondi ed etici, come quello della fine della vita, a colpi di decreti, che paese è?
Mentre aspettiamo una legge sul testamento biologico, una riforma della giustizia, maggiori sostegni ai disabili e agli indigenti, una riforma della scuola, i nostri politici han trovato l’accordo sullo sbarramento alle elezioni europee, che salva le loro poltrone!
Spero che lei voglia darmi voce, comunque, manderò questa lettera a tutti i maggiori media m, sarei pronta a scommettere la mia bombola d’ossigeno, che passerà sotto silenzio.
Marina Garaventa
Aggiungo qui, l’ultima iniziativa portata avanti, da Mina Welby su Facebook, alla quale vi prego di partecipare.
Per tutti coloro che non riescono a digerire un intervento del governo tramite decreto speciale d'urgenza, per fermare la povera Eluana condannata da 17 anni a restare in vita, nonostante la sentenza di Cassazione che permette l'interruzione dell'alimentazione forzata.
FERMIAMO IL DECRETO LAST MINUTE DEL GOVERNO
SCRIVI ANCHE TU QUESTA LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
per inviarla basta un click: https://servizi.quirinale.it/webmail/
Caro Presidente Napolitano,
nonostante i suoi recenti richiami alla moderazione riguardo all’uso dei decreti legge, apprendo con ansia il comunicato del Presidente del Consiglio dei Ministri, col quale annuncia un provvedimento sotto forma di decreto legislativo, appunto, d’urgenza in materia di testamento biologico, volto chiaramente a bloccare l’esecuzione della sentenza della Corte di Cassazione, riguardo il caso della Sig.ra Englaro.
Mi chiedo se il Governo si renda conto che tale decretazione è in contrasto con l’art. 77 della Costituzione, vista l’indimostrabile natura di “straordinaria urgenza” e con l’art. 101 poiché si configura come una vera e propria censura politica di una sentenza definitiva, minando la base elementare di uno stato di diritto, la divisione dei poteri.
Scrivo a lei che è il Garante della nostra Costituzione, a lei che saprà di certo vigilare sulla deriva meramente decisionista di provvedimenti di questo tipo e preservare il potere legislativo del Parlamento, l’unico organo delegato dal popolo per rappresentarlo, cui spetta la sovranità della Repubblica.
Firma e città
GRAZIE A TUTTI!
Probabilmente, c’entra poco ma, dopo aver seguito in diretta, come un evento sportivo, il viaggio di Eluana, mi è venuto solo da dire:
Cessate d’uccidere i morti,
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.
Hanno l’impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell’erba,
Lieta dove non passa l’uomo.
Ascoltatela dalla voce di G. Ungaretti.
Oggi è stata, per me, una giornata densa d’attività e d’emozioni che voglio condividere con voi.
Grazie a Facebook, mi sono messa in contatto con Mina Welby e ho potuto scambiare qualche idea con lei. La storia di suo marito Piergiorgio la conosciamo tutti e, credo che chi frequenta questo blog sappia benissimo come la penso su tutta la vicenda e sulle implicazioni che ne sono derivate. Quello che forse pochi sanno e che la mia attuale posizione deriva proprio dal comportamento tenuto da Piergiorgio.
Prima del caso Welby, io non avevo mai voluto affrontare l‘argomento della fine della vita e affermavo d’essere contraria a “staccare la spina” perché la vita è una lotta che va combattuta fino in fondo. Dopo aver ascoltato Welby ho però compreso che, arriva un momento n cui” il gioco non vale più la candela” e, in quel momento, si deve essere liberi di decidere come vivere curarsi ed, eventualmente, morire.
Io continuo lottare perché la qualità della vita di malati e disabili sia la migliore possibile, e perché “la spina” sia e resti nelle loro mai fino all’ultimo istante della loro esistenza.
Oggi credo di aver estinto il mio debito morale con Piergiorgio Welby, al quale, vigliaccamente, non avevo avuto il coraggio di scrivere quando era ancora vivo.
Mina mi ha segnalato questi links ove è possibile firmare una petizione per attuare, in Italia, una legge sul testamento biologico
http://www.lucacoscioni.it/petizioneeutanasia
e dove si può sostenere il disegno di legge de Sentore Ignazio Marino (PD) sul testamento biologico.
http://testamentobiologico.ilcannocchiale.it/?r=151504
Aggiungo qui il testo de disegno di legge 
Vi prego di perdere un po’ di tempo per meditare su questa che non è una battaglia per la morte, ma per una vita migliore.
Grazie
© Marina Garaventa