A proposito di quanto ho scritto nel post precedente (“La cura”), vi invito a vedere il documentario “Anam – il senzanome”. Si tratta dell’ultima intervista al celebre giornalista e scrittore Tiziano Terzani: sono 50 minuti indimenticabili.
Ecco la semplice e mistica illuminazione che si è affacciata alla mia mente, oggi, mentre ascoltavo, in diretta da Il Cairo, il discorso di Barak Obama al mondo islamico. La prima, piacevolissima, sensazione è stata d’abbandono e d’estatica soddisfazione come quella che si provo ascoltando un brano di W.A. Mozart: con piglio autorevole, con il giusto equilibrio tra la disponibilità al dialogo e la convinzione delle proprie idee, con quel tanto di retorica occorrente, mitigata da grandi innovazioni, Obama ha disegnato un’America nuova per un rapporto nuovo, non solo con l’Islam ma con tutto il mondo.
Non sembri eccessivo il paragone con Mozart che, genio musicale, seppe, seppur nei canoni più rigidi del ‘700, creare capolavori pieni di fascino e di finezze intellettuali. Con scene equilibrate e leggiadre, con ritmi semplici e accordi complessi, Obama, come il grande autore del “Le Nozze di Figaro” ci ha fatto, letteralmente, “respirare” il cervello, arrivando, quasi, ad ubriacarci per un sogno che manca da molto, troppo, tempo. Al di là della sua appartenenza politica, che si può condividere o no, Obama, oltre ad affrontare i grandi e realistici temi del rapporto tra gli USA e paesi arabi, citando con pragmatismo e realismo, il problema d’Israele, del nucleare e della condizione femminile nei paesi fondamentalisti islamici, ha tratteggiato l’immagine ideale di un mondo, difficile da realizzare, ma possibile. Citando passi dai“libri” delle tre grandi religioni, cristianesimo, islam ed ebraismo, ha ammantato il suo discorso di un’aurea mistica, applicandola ad una possibile civiltà di rispetto, consapevolezza e convivenza. Insomma, un sogno magari irrealizzabile, cui, però tendere e per cui lottare.
Inebriata e abbacinata da tanta potenza evocativa, avrei dovuto spegnere il televisore per meditare serenamente e, invece, in preda alla sindrome da telecomando, ho, inavvertitamente, cambiato canale! E’ stato come passare da Mozart, eseguito dall’orchestra della Scala, alla mazurka eseguita da una scalcagnata banda di paese: sul video passavano le facce anonime e inebetite dei nostri rappresentanti politici che, ora ingrugniti, ora stupidamente ilari, blateravano di veline, corna, aerei! Spettacolo desolante e avvilente per un paese che, nel passato, ha dato al mondo civiltà, arte, pensiero e grandi ideali. Mi chiedo come e perché siamo finiti così in basso, e, francamente non mi so rispondere. So solo che, nonostante la nostra civiltà, il nostro progresso, la nostra democrazia, non riusciamo più, col nostro voto, a creare una classe politica che ci rappresenti degnamente.
Un consiglio: se volete ossigenarvi il cervello, ascoltate il discorso di Obama… o la sinfonia da “Le nozze di Figaro” di W.A. Mozart.
Marina Garaventa
Solidarietà totale per queste, poche, coraggiose.
Peccato per quelle che non hanno capito: hanno perso una grande occasione!
http://www.la7.it/news/dettaglio_video.asp?cat=esteri&id_video=25019
Ho notato, dai commenti e da alcune mail di amici, che il post precedente ha suscitato l’impressione che lo scritto si riferisse, in particolare a Berlusconi. Nonostante io abbia citato solo alcuni personaggi del passato, riportando fatti storicamente provati e noti, avete ritenuto che io mi riferissi all’attuale situazione politica italiana. Mi corre l’obbligo, come dicono i politici seri, di spiegarmi meglio. Io mi riferivo, infatti, alla pessima abitudine, che si presenta spesso nell’uomo, di crearsi miti e dei capaci, soprattutto nei momenti di crisi, di risolvere come per magia i loro problemi. Tale culto si manifesta dei campi più disparati: religioso, con la santificazione di Papi e Santi, in politica, nello sport e nello spettacolo. I personaggi “deificati” diventano, quindi, icone mistiche, spogliate della loro umanità, caricati di responsabilità salvifiche alle quali, ovviamente, non sono in grado di rispondere. Il post non era, quindi, una critica, più o meno velata, al nostro Premier, democraticamente eletto, ma era un riflessione su un certo tipo di atteggiamento che si sta manifestando nei suoi confronti.
Nessun uomo, sia politico, religioso, sportivo o altro, è scevro da difetti e capace di risolvere in toto i problemi di un popolo e di una società.
Ognuno, nella vita, ha i suoi idoli che coltiva con amore, che fa crescere nel proprio cuore e nella propria testa e che, spesso, ammanta dello splendore del mito. E, proprio qui sta il pericolo, nel “culto della personalità” del leader, sia esso politico, religioso o militare, che finisce per sostituire se stesso alla divinità divenendo icona e simbolo di una “religione” a lui dedicata. Gli esempi di tale pratica di “sostituzione” sono molteplici nella storia antica: dai Faraoni, ritenuti incarnazione delle divinità egizie, agli imperatori romani e oltre ancora, in un’enumerazione tanto inutile quanto ripetitiva. Del resto, non occorre spingersi così lontano nel tempo: il XX secolo offre esempi validissimi che, qualcuno può addirittura ricordare per esperienza vissuta. Restringendo il campo al mondo “civile” occidentale, non si faticano a ricordare alcuni nomi illustri: da Mussolini a Hitler, fino ad arrivare a Stalin, non si fatica a scorgere il velenoso seme del “culto della personalità” che, per grandi linee, poggia su una metodologia ben precisa e, paradossalmente, ben riconoscibile. Tralasciando di analizzare l’ambiente e il momento storico in cui il “culto” nasce e si sviluppa, innanzi tutto, la “nuova divinità” deve essere dotata di carisma e di grande capacità comunicativa: tale dote, già presenti nel Duce e in Hitler, caratterizzati da un’ oratoria violenta e incisiva, fu invece affinata, grazie alle lezioni di un attore, da Stalin, che preferì uno stile più pacato e suadente. Tale capacità persuasiva, tende a rivestire il personaggio di un’aurea di potenza e di capacità protettiva fino ad arrivare all’identificazione dello stesso con la figura del padre: da “Padre della Patria” a vero e proprio “Dio” il passo è breve! L’iconografia, la cinematografia e l’arte di regime fanno il resto: le nazioni dedite al culto, pullulano di statue, spesso ben lontane dal vero, di manifesti e di film, completamente privi di fondamento storico, inneggianti alla personalità del capo. Ogni soggetto si rifà ad una filosofia e ad una mitologia del passato che ha i suoi fondamenti su “Patria, razza e storia”: Mussolini riscopre il mito dell’Impero romano, Hitler la purezza della razza e Stalin la forza purificatrice della Rivoluzione russa. E’ naturale che, questa tensione alla “deificazione” porti ad un inevitabile scontro con gli apparati religiosi che, infatti, in misura diversa, subirono, anche tragicamente come in Russia, un evidente tentativo di repressione e, nel migliore dei casi, d’assimilazione. Inutile soffermarsi sui “metodi di convincimento” messi in atto per massificare il culto, radicarlo ed, eventualmente, estirpare le eresie: dall’indottrinamento dei bambini, alla militarizzazione dei giovani, dall’eliminazione dei soggetti malati, si arriva fino alla deportazione nei lager e nei gulag. I metodi di “persuasione” o d’annientamento sono noti e variano dai più “goliardici” (olio di ricino) ai più efferati (camere a gas), e hanno come unico scopo lo sfinimento e l’annientamento, sia morale sia fisico” del dissidente. Unica nota rosea da non dimenticare? Il nuovo “Dio”, evidentemente non privo di fascino, è un grande amatore, osannato e ricercato dalle donne che, a quanto pare, lo trovano irresistibile.
© Marina Garaventa
Da “ARCIPELAGO GULAG” ( qui in versione pdf) di Aleksandr Solgenicyn
“…Anche in piena epidemia di arresti, quando ognuno dava l'addio alla famiglia uscendo di casa per recarsi al lavoro, perché‚ non poteva avere la certezza di tornare la sera, anche allora quasi nessuno fuggiva (e rari erano i suicidi). Era quanto si voleva ottenere. Al lupo fa comodo la pecora docile…”