Sabato 17 e Domenica 18 Ottobre, a Lecco, sarà presente a “Immagimondo 2009”, rassegna di viaggi e turismo, la regista Cinzia Bassani.
Per gli estimatori del blues, e per gli amanti della musica, consiglio il film “Cadillac Records” (Usa 2008) di Darnell Martin. Piacevolissimo e istruttivo!
Se volete conoscere i Farmer Market, ovvero i mercati dove gli agricoltori vendono direttamente i loro prodotti, ciccate qui.
Il titolo “Mattinata” non è casuale e si rifà ad una tradizione medioevale che aveva uno scopo ben preciso. Come accade da sempre, molte mogli annoiate, in assenza dei mariti, usavano invitare i loro amanti nelle proprie stanze: sprangate porte e finestre, gli amanti si estraniavano dal mondo, pur sapendo che, al sorgere del sole, lui avrebbe dovuto fuggire per non essere scoperto. Per conoscere, quindi, l’albeggiare, il giovanotto si accordava con un amico che, appostato nei pressi della casa, al sorgere del sole, cominciava a cantare.
Fu composta da Ruggero Leoncavallo a Brissago (Svizzera), per Enrico Caruso, che la incise nel 1904, contribuendo al suo intramontabile successo.
L'aurora di bianco vestita
Già l'uscio dischiude al gran sol;
Di già con le rosee sue dita
Carezza de' fiori lo stuol!
Commosso da un fremito arcano
Intorno il creato già par;
E tu non ti desti, ed invano
Mi sto qui dolente a cantar.
Metti anche tu la veste bianca
E schiudi l'uscio al tuo cantor!
Ove non sei la luce manca;
Ove tu sei nasce l'amor.
Commosso da un fremito arcano
Intorno il creato già par;
E tu non ti desti, ed invano
Mi sto qui dolente a cantar.
Ove non sei la luce manca;
Ove tu sei nasce l'amor.
Mentre la Principessa combatte col nuovo pc e con Windows Vista, in attesa di ritornare nella rete “più forte e più grande che pria", ecco due immagini del concerto di Varazze.
Ottavio Garaventa, Daniele Rubboli, al pianoforte Massimo De Stefano
Ottavio Garaventa e Leo Nucci
Stamani penso a tutti quelli che, vicini o lontani, stanno lottando contro una malattia. Non so se ci sono parole adatte per consolare, e io, comunque, non so trovarle.
“Aida” di G. Verdi – Atto I, “Celeste Aida” – Ottavio Garaventa
Registrazione dal vivo: Teatro Regio di Torino
RADAMÈS:
Se quel guerrier
Io fossi! se il mio sogno
S'avverasse!... Un esercito di prodi
Da me guidato... e la vittoria... e il plauso
Di Menfi tutta! E a te, mia dolce Aida,
Tornar di lauri cinto...
Dirti: per te ho pugnato, per to ho vinto!
Celeste Aida, forma divina.
Mistico serto di luce e fior,
Del mio pensiero tu sei regina,
Tu di mia vita sei lo splendor.
Il tuo bel cielo vorrei redarti,
Le dolci brezze del patrio suol;
Un regal serta sul crin posarti,
Ergerti un trono vicino al sol.
Celeste Aida, forma divina,
Mistico raggio di luce e fior, ecc.
FORZA RAGAZZI!
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato due stelle che quando le apro
perfetti distinguo il nero dal bianco,
e nell'alto cielo il suo sfondo stellato,
e tra le moltitudini l'uomo che amo.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il suono e l'abbecedario
con lui le parole che penso e dico,
madre, amico, fratello luce illuminante,
la strada dell'anima di chi sto amando.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi,
con loro andai per città e pozzanghere,
spiagge e deserti, montagne e piani
e la casa tua, la tua strada, il cortile.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il cuore che agita il suo confine
quando guardo il frutto del cervello umano,
quando guardo il bene così lontano dal male,
quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto,
così distinguo gioia e dolore
i due materiali che formano il mio canto
e il canto degli altri che è lo stesso canto
e il canto di tutti che è il mio proprio canto.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto.
La canzone fu scritta dalla cantante sudamericana Violeta Parra e riproposta, in italiano, da Gabriella Ferri.
Per una beffa del destino, sia la Parra sia la Ferri, che cantarono quest’inno alla vita, morirono suicide a seguito di una grave depressione.
Mentre il Re Padre, tronfio come un gallo ed emozionato come il figlio di un calzolaio (tale era mio nonno), s’intrattiene con S.A.S. il Principe Alberto II di Monaco
Ecco la semplice e mistica illuminazione che si è affacciata alla mia mente, oggi, mentre ascoltavo, in diretta da Il Cairo, il discorso di Barak Obama al mondo islamico. La prima, piacevolissima, sensazione è stata d’abbandono e d’estatica soddisfazione come quella che si provo ascoltando un brano di W.A. Mozart: con piglio autorevole, con il giusto equilibrio tra la disponibilità al dialogo e la convinzione delle proprie idee, con quel tanto di retorica occorrente, mitigata da grandi innovazioni, Obama ha disegnato un’America nuova per un rapporto nuovo, non solo con l’Islam ma con tutto il mondo.
Non sembri eccessivo il paragone con Mozart che, genio musicale, seppe, seppur nei canoni più rigidi del ‘700, creare capolavori pieni di fascino e di finezze intellettuali. Con scene equilibrate e leggiadre, con ritmi semplici e accordi complessi, Obama, come il grande autore del “Le Nozze di Figaro” ci ha fatto, letteralmente, “respirare” il cervello, arrivando, quasi, ad ubriacarci per un sogno che manca da molto, troppo, tempo. Al di là della sua appartenenza politica, che si può condividere o no, Obama, oltre ad affrontare i grandi e realistici temi del rapporto tra gli USA e paesi arabi, citando con pragmatismo e realismo, il problema d’Israele, del nucleare e della condizione femminile nei paesi fondamentalisti islamici, ha tratteggiato l’immagine ideale di un mondo, difficile da realizzare, ma possibile. Citando passi dai“libri” delle tre grandi religioni, cristianesimo, islam ed ebraismo, ha ammantato il suo discorso di un’aurea mistica, applicandola ad una possibile civiltà di rispetto, consapevolezza e convivenza. Insomma, un sogno magari irrealizzabile, cui, però tendere e per cui lottare.
Inebriata e abbacinata da tanta potenza evocativa, avrei dovuto spegnere il televisore per meditare serenamente e, invece, in preda alla sindrome da telecomando, ho, inavvertitamente, cambiato canale! E’ stato come passare da Mozart, eseguito dall’orchestra della Scala, alla mazurka eseguita da una scalcagnata banda di paese: sul video passavano le facce anonime e inebetite dei nostri rappresentanti politici che, ora ingrugniti, ora stupidamente ilari, blateravano di veline, corna, aerei! Spettacolo desolante e avvilente per un paese che, nel passato, ha dato al mondo civiltà, arte, pensiero e grandi ideali. Mi chiedo come e perché siamo finiti così in basso, e, francamente non mi so rispondere. So solo che, nonostante la nostra civiltà, il nostro progresso, la nostra democrazia, non riusciamo più, col nostro voto, a creare una classe politica che ci rappresenti degnamente.
Un consiglio: se volete ossigenarvi il cervello, ascoltate il discorso di Obama… o la sinfonia da “Le nozze di Figaro” di W.A. Mozart.
Marina Garaventa
24 Aprile 2009 ore 19.45
Hotel Hermitage – Sala Belle Epoque
“LIONS CLUB INTERNATIONAL” Monaco
“Concerto Lirico”
con
Nicola Rossi Giordano Tenore
Ospite
con la partecipazione del tenore
Giulio Laguzzi
Musiche: Verdi, Gershwin, Bellini, Puccini, Tosti, Bixio, E. D. Capua, Denza, A. Lara, F. Lehar. De Curtis
Prezzo Cena + Concerto 120 euro
Sponsor
“Fattoria Colle Manora” – Giorgio Shon – Maurizio Burighel
Per informazioni e prenotazioni
president@lions-monaco.com
website: www.lions-monaco.com/
per eventuali versamenti
Lios Club Monaco
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15bis/17 ave d'Ostende
98000 MONACO
IBAN N°: MC58 2434 9000 0101 0490 0000 101