ANSIA NEWS- Rinvenuto, dopo anni di ricerche, il documento fotografico che attesta la nascita del titolo nobiliare del Pisello. La dama ritratta nel reperto è Sua Altezza la Principessa sul Pisello, qui ritratta su un battello turistico in Sardegna, nel giorno della sua incoronazione.
Ecco una breve cronaca dell’avvenimento. Mentre la dama, si godeva la brezza e il sole, nobilmente accomodata su un parabordo rotondo, l’amica Fuffy, per superare il rumore dei motori di bordo e il vocio dei molti turisti, gridava:
- Sembri la Principessa sul Pisello! –
- Come hai detto? – ribatteva S.A. assordata dai motori.
- Principessa sul P-I-S-E-L-L-O!
- Eh, non capisco!
- P-I-S-E-L-L-O-N-E! ribatteva Fuffy proprio nel momento in cui i motori tacevano.
La parola rimbalzò su tutti i ponti e tutti i turisti, improvvisamente muti, si voltarono per guardare il pisellone.
La dama, conservando il suo perfetto aplomb nobiliare, chinò il capo in un leggero e regale inchino e disse:
- Ora ho capito, mia cara! –
E da quel giorno fu, per tutti, S.A.S. la Principessa sul Pisello!
© Marina Garaventa
Per questi giorni uggiosi, ecco qualche consiglio utile per non annoiarsi:
Se non avete ancora pensato ai regali di Natale, vi consiglio di dare un’occhiata al sito di Emergency. Qui catalogo e modulo d’ordine.
Tra i blog che riaprono con un nuovo indirizzo, c’è quello di Giuba47. Chi, come me, lo frequentava, è lieto di questo ritorno!
Per chi vuole capire il mondo della lirica di oggi, ecco un’interessante riflessione di Amfortas, pubblicata su OperaClick: http://www.operaclick.com/pagpn/vrec.php?id=3526
Per chi, invece, ha voglia di leggere un divertente noir, ambientato a Genova, consiglio “Gianco amäo” di Enrico Ferrando.
Uno dei più grandi estimatori del dialetto genovese fu l’attore Gilberto Govi, che contribuì alla sua diffusione sia in Italia sia all’estero. Nelle sue commedie, egli incarnava il tipico carattere del genovese, ritroso, interessato ma attaccato caparbiamente alla famiglia e alla sua città.
In questa famosissima scenetta, nota come “Gasseta e pumellu”, tratta da “I marezzi pe’ maiâ ‘na figgia” lo si vede nella parte di Steva insieme al personaggio della moglie Giggia, l’attrice Rina Gaioni in Govi.
PICCOLO GLOSSARIO
Gasseta - asola
Pomello - bottone
“I marezzi pe’ maja ‘na figgia” – I maneggi per maritare una figlia
Steva diminutivo di Stefano
Gaggia – diminutivo di Luigina
Ghirindon – comodino dove era riposto solitamente il vaso da notte
Gassa – nodo, fiocco
Giponetto – gilet
Buon divertimento!
Qualche tempo fa, sulla vetrina di una palestra, comparve un manifesto
che rappresentava una ragazza spettacolare, accompagnata dalla scritta
'QUEST'ESTATE VUOI ESSERE SIRENA O BALENA ?'.
Si dice che una donna, di cui non ci è pervenuta la tipologia fisica ha
risposto alla domanda in questi termini :
'Egregi signori, le balene sono sempre circondate da amici (delfini,
foche, umani curiosi), hanno una vita sessuale molto vivace, ed allevano
dei cuccioli che allattano teneramente. Si divertono come pazze coi
delfini, e si strafogano di gamberetti. Nuotano tutto il giorno e
scoprono posti fantastici come la Patagonia, il mar di Barens o le
barriere coralline della Polinesia. Cantano benissimo e registrano
talvolta dei CD. Sono impressionanti e sono amate, difese ed ammirate da
quasi tutti.
Le sirene non esistono. Ma se esistessero farebbero la fila dagli
psicologi in preda ad un grave problema di sdoppiamento della
personalità (donna o pesce?). Non avrebbero vita sessuale perché
ucciderebbero tutti gli uomini che si avvicinano (e del resto come
farebbero) ? Non potrebbero fare neanche bambini. Sarebbero graziose é
vero, ma solitarie e tristi. E del resto chi vorrebbe vicino una ragazza
che puzza di pesce?
A proposito di quanto ho scritto nel post precedente (“La cura”), vi invito a vedere il documentario “Anam – il senzanome”. Si tratta dell’ultima intervista al celebre giornalista e scrittore Tiziano Terzani: sono 50 minuti indimenticabili.
Come cambia la visuale al cambiar del punto di vista. Come mutano i valori al mutar del valore della vita. Io me ne sono accorta nel momento in cui ho accettato la mia condizione: badate bene, ciò non è accaduto appena mi sono ammalata, ma solo quando, nella mia testa, è subentrata l‘idea che, per sopravvivere a questo tsunami, avrei dovuto accettarlo, tenerlo come parte di me. Girata quella pagina fatidica, che chiudeva definitivamente un capitolo della mia vita, ecco presentarsi una lunga teoria di pagine intonse, sulle quali scrivere cose assolutamente nuove, sulla base di un punto di vista totalmente diverso. Quel che vi era scritto prima, pur mantenendo il piacere del ricordo, apparteneva ormai ad una vita finita, conclusa con le sue vittorie e le sue sconfitte: sulle pagine bianche bisognava, ora, scrivere con altra penna, con altro inchiostro e con altri valori. Qualche volta, anche chi mi sta vicino, non capisce come io possa accettare i tanti limiti della mia condizione e come possa essere indifferente a cose che, prima, erano tanto importanti per me come per loro: non è pazzia o smania di superiorità, la mia è solo il mutar del punto di vista che muta i valori. Gli astronauti, si dice, dopo aver visto la terra come una pallina colorata persa nel cosmo, non sono stati più gli stessi: cambiato il punto di vista anche i loro punti fermi sono cambiati.
Questa non è, come alcuni possono pensare, falsa rassegnazione voluta per necessità: è accettazione di una realtà immodificabile e ricerca, all’interno di questa, di un possibile equilibrio, di una rasserenante armonia. Io potrei usare il mio tempo, e le mie forze fisiche e psichiche, in faticosi esercizi respiratori per liberarmi, nella migliore delle ipotesi, per qualche ora dal mio respiratore: a che pro spendere tutte le poche energie che mi restano per mutare solo di qualche briciola la mia condizione? Ciò che ho ancora da dire, da dare, da fare e da ricevere vale molto di più di un’ora di respirazione indipendente e, solo se sarò sempre in pace e in armonia con me stessa, potrò vivere ancora nella gioia e nella serenità.
© Marina Garaventa
Vi sottopongo, oggi, una lettera particolare, inviatami da un mio lontano parente, da me chiamato affettuosamente, Zio Attilio. Questo arzillo signore, poeta dialettale, pittore e fine osservatore della realtà, mi manda spesso le sue “libere considerazioni” sul mondo in cui viviamo, prendendo spunto da fatti realmente accaduti a lui.
La lettera qui riportata, riassume perfettamente il faticoso viaggio che lo Zio Attilio ha dovuto intraprendere per avere il meritato rinnovo annuale della patente.
Sabato 17 e Domenica 18 Ottobre, a Lecco, sarà presente a “Immagimondo 2009”, rassegna di viaggi e turismo, la regista Cinzia Bassani.
Per gli estimatori del blues, e per gli amanti della musica, consiglio il film “Cadillac Records” (Usa 2008) di Darnell Martin. Piacevolissimo e istruttivo!
Se volete conoscere i Farmer Market, ovvero i mercati dove gli agricoltori vendono direttamente i loro prodotti, ciccate qui.