Sabato 17 e Domenica 18 Ottobre, a Lecco, sarà presente a “Immagimondo 2009”, rassegna di viaggi e turismo, la regista Cinzia Bassani.
Per gli estimatori del blues, e per gli amanti della musica, consiglio il film “Cadillac Records” (Usa 2008) di Darnell Martin. Piacevolissimo e istruttivo!
Se volete conoscere i Farmer Market, ovvero i mercati dove gli agricoltori vendono direttamente i loro prodotti, ciccate qui.
Ecco qui, il cenone giapponese: se volete saperne di più, leggete il blog della mia amica Yukari!
Approfittando spudoratamente dell’altrui bravura, ecco un po’ di cose buffe, storiche e gastronomiche sul Natale
Qui, la ricetta e le immagini del vero pandolce genovese, suggerita dal pasticcere e amico Carlo Alvigini;
Qui, una divertente e ironica descrizione dell’albero di Natale;
Qui, una fiaba;
Qui, le tradizioni genovesi descritte da una vera esperta;
Qui, giochi per i vostri bimbi e…. pure per voi!
Amati sudditi, in questo nostro tempo di lunghi week-end, mentre voi viaggiate, la Vostra amata Sovrana naviga. Ma la Sua regale e immensa magnanimità La spinge a condividere con voi, quali fidi pargoli assetati di conoscenza, le Sue scorribande virtuali.
Se volete godere delle bellezze della natura forgiate dalla mano dell’uomo, fatevi un giro in questi giardini, con particolare attenzione a Ca’delle Rose.
Se poi volete deliziare il vostro palato con cibi regali, testati e caldamente consigliati da diversi amici, fatevi venire l’acquolina in bocca qui.
Se volete notizie su viaggi e turismo, visitate questo blog.
Buon viaggio, amati cucciolotti!
So già che penserete che io sia impazzita! Un video rock, e che rock, in questo blog proprio non ve lo aspettavate e…. Neppure io mi sarei aspettata di apprezzare tanto la versione cinematografica dell’opera rock “Tommy” degli Who con la regia di Ken Russell. D’altra parte, non avrei mai immaginato, molti anni dopo, di trovarmi a tavola con Russell a dissertare di trenette e basilico!
Ma procediamo con ordine: nel 1987 mio padre aveva un contratto per inaugurare la stagione al Teatro Comunale di Genova, interpretando la parte di Faust nel Mefistofele di Arrigo Boito. Un cast ragguardevole, la ripresa televisiva e il nome del regista, noto per i suoi film di ambientazione gotica e per le allucinanti regie liriche, facevano presagire una grande produzione. A dire il vero, in casa mia, le trasgressive trasposizioni di Russell non erano molto apprezzate far morire di overdose, in uno scantinato, la povera Mimì pucciniana era cosa troppo difficile da digerire. Le attese non furono deluse e la bagarre si scatenò in teatro e sui giornali: i melomani genovesi, forse troppo conservatori, si spaccarono in due e, ad ogni recita, osannarono e fischiarono il regista incriminato. Mio padre, beniamino dei suoi concittadini, passò stoicamente quelle forche caudine, concentrato come non mai sulla sua interpretazione: cambiò, senza batter ciglio, i consueti panni dell’eroe romantico per vestire via via quelli che la nuova versione del regista esigeva. Fu un vecchio hippy che si fa una canna, un centauro motorizzato con borchie e chiodo, un’astronauta in viaggio su un’astronave con un motore alimentato a “suore”, un grande tenore in una comica parodia di se stesso. A dispetto delle lodi sperticate e dei violenti dinieghi non rinnegò il suo lavoro con Russell e, alla fine di quell’avventura, invitò l’inglese a casa nostra per mangiare le trenette: con la faccia e la mole da babbo natale, con gli occhi furbi da furetto e un sorriso beffardo, Russell si accomodò a tavola e, dissertando di musica e cinema, si fece fuori due piatti di trenette al pesto. Durante quella serata, mio padre disse una frase che mi è rimasta nel cuore e nella testa e che mi ha dato, forse per la prima volta, la percezione dell’istinto dell’artista:
-L’esperienza con Russell è stata unica. Per la prima volta in tanti anni, mi sono sentito valorizzato come attore e non solo come cantante. Russell mi ha obbligato a mettere in secondo piano la voce per valorizzare soprattutto l’interpretazione: forse non è giusto, forse non è stato apprezzato e capito ma io mi sono sentito un attore. E mi è piaciuto! –
Se proprio volete festeggiare Halloween che, sinceramente, a me, dice ben poco, invece di perder tempo a fare lanterne, con la mitica zucca, preparatevi questa ricettina veloce e saporita:
Spaghetti alla Halloween
Per 4 persone
300 gr di polpa, soda e arancione, di zucca
320 spaghetti medi
sale q.b.
burro
formaggio grana
Preparazione
Tagliate la zucca a dadotti e buttatela nell’acqua bollente dove cuocerete la pasta. Salate e lasciate cuocere la zucca per 5/10 minuti. Nella stessa pentola, buttate gli spaghetti e portateli a cottura. Scolate il tutto e condite con abbondante burro e formaggio
Intanto che cuocete la pasta potete guardarmi qui, quando ero in forma, produrmi in una performance di magia ad alto livello….. e
Un post dell’amico Brugue mi ha fatto tornare alla mente n giorno di tanti anni fa….
La piazza del tribunale era vuota ed assolata in quella giornata d’agosto e, come ogni giorno, ci stupivamo di quell’angolo di Spagna racchiuso tra le mura di Finalborgo. Così lontano dal movimento del lungomare, ancora poco sfruttato turisticamente, sovrastato dai ruderi del castello, l’antico borgo conservava il suo carattere ritroso tipico dei liguri e, quando io e P. domandammo dove poter mangiare qualcosa, ci fu ruvidamente risposto: “Da ‘a Rina…basta ca ve ne daghe!” che, voleva avvisarci evidentemente del carattere riottoso e poco disponibile della padrona. Un po’ preoccupati ci ritrovammo così davanti ad una piccola signora che gestiva con cipiglio un vecchio bar-trattoria, che si apriva sulla gran piazza del tribunale. La donna ci squadrò da capo a piedi e s’informo sui motivi del nostro soggiorno:”Sono il pittore che espone nei Chiostri di Santa Caterina e questa è mia moglie”. La risposta di P. non suscitò un grande entusiasmo, confermando il tipico pregiudizio verso gli artisti, ma, forse rabbonita dalle nostre giovanissime facce pulite, con un grugnito ci apostrofò: “Va ben … ma se mangia quello che digu mi e se paga subito!”. Ci spinse così dentro il suo antro e ci fece accomodare… in cucina! La trattoria era infatti composta di un unico ambiente che era una normalissima cucina, come se ne vedevano in tutte le case negli anni’60, nella quale erano stipati sei tavolini da due posti l’uno. Ai fornelli stava la Rina che, spignattando, ammoniva avvocati, giudici, questori e poliziotti affinché mangiassero in fretta per lasciare il posto a quelli del secondo turno. Sembrava di essere all’asilo, con la cuoca severa che tiene a bada i pargoli, controllando che mangino a sufficienza e non si macchino il grembiulino. Scolata la pasta, di un unico formato, la Rina chiamava i suoi “bimbi” col solo cognome e chiedeva:”Rossa, verde o mista?”. Arrivata al nostro tavolo e vista la nostra faccia perplessa, l’arcigna Nonna Papera si senti in dovere di spiegarsi: “ La pasta rossa è condita con la salsa di pomodoro, la verde è col pesto e la mista è condita con pesto e pomodoro insieme. L’ho inventata io ed è buonissima!”. Naturalmente l’affermazione non ammetteva repliche e decidemmo subito per la mista che, nei seguenti 15 giorni di mostra, divenne il nostro unico sostentamento insieme al secondo, a sorpresa, che la Rina offriva con il suo modico prezzo uguale per tutti. Per onestà devo dire che, dopo quel primo incontro, la Rina si ammorbidì parecchio arrivando, persino, a versare una lacrima, il giorno della nostra partenza.
© Marina Garaventa
Dedicato alla “perfida” Mf mi ha fatto perdere il pisolino.
Oggi, mentre stavo per chiudere gli occhietti belli, mi arriva, la domanda più semplice del mondo, quella da un milione di euri: “Meglio Aida o Tosca?” Poff, il sonno sparisce mentre, nell’orecchio destro, Peppino decanta la sua Aida e, nel sinistro, Giacomino canticchia la Tosca. Tento inutilmente di scacciarli ma, poiché troppo tosti, decido di rispondere all’amica metallica, anche perché, diciamolo, la domanda è gustosa e goduriosa. Trovandomi, così, davanti allo spuntino delle 16, mi viene in mente che, sarebbe come chiedere a un buongustaio se son meglio i tortellini o il caciucco Non si può fare una classifica, si può solo parlare di gusto personale, di palato.. Le affinità, con questo o quello spartito, vanno quindi ricercate dentro di noi, dentro le nostre radici che non debbono essere strettamente musicali ma essenzialmente culturali. Così se preferiamo le fosche tinte romantiche, i grandi personaggi alla Byron, le tragedie shakesperiane e i tumulti dell’anima, il nostro cuore batterà per Aida; se amiamo le grandi eroine che s’immolano per amore, il taglio verista e le storie di protagonisti vicini a noi, palpiteremo per Tosca. Se vogliamo sentire l’eco del risorgimento, vedere il popolo protagonista, cavalcare le passioni della storia, sostenuti da una musica potente che ha pervaso un secolo di storia, diremo Viva Verdi e, al contrario, tiferemo Puccini per le piccole storie quotidiane raccontate con la maestria di un musicista accorto nello stuzzicare le nostre corde più intime, rinnovatore del melodramma che chiude con lui la sua grande stagione.
Insomma nei tortellini, ci troveremo il ripieno succulento dei personaggi verdiani, la pasta fine di una musica intensa e evocante, il brodo caldo che tutto lega come una scenografia maestosa; nel caciucco ci sono le spine come le coltellate Tosca per Scarpia, c’è il peperoncino della vogliosa passione e il sughetto dell’amore di Cavaradossi.
Personalmente, preferisco i tortellini ma anche il cacciucco non mi dispiace: dipende dal momento e dal…ristorante che li serve.
Buon appetito…musicale!
©Marina Garaventa
Siete mai stati a Vernazzola? Da non confondere con Vernazza, è un piccolo porto genovese posto tra il lungomare di Sturla e la più nota Boccadasse. A Vernazzola abitavano i miei nonni materni che dividevano la casa in riva al mare, con lo zio Armando, fratello della nonna. Ora, se per un attimo pensate a Gilberto Govi, alla sua mimica e alle sue battute, vedrete lo zio Armando: settantenne, lavoratore portuale per una vita, pescatore per dinastia famigliare, sempre elegantissimo in giacca, cravatta, panciotto e borsalino, raccontatore instancabile e custode delle amate “gritte”. “Ci sono le gritte?”. Era che la prima cosa che domandavo, arrivando dalla nonna, e, subito, lo zio, per l’occasione in maniche di camicia, mi portava nel casotto degli attrezzi da pesca, tirava fuori un secchio che, scoperchiato, rivelava granchietti neri, usati per la pesca dei polpi. Davanti alle “gritte”, io mi estasiavo acoccolata sotto il ciliegio, accanto all’aiuola delle calle, mentre lo zio spiegava la tecnica “pe’ purpexa”. Da un lato del giardino il gozzo”Marina” troneggiava tranquillo nell’attesa di essere calato in mare direttamente attraverso il cancello sotto il pergolato. Un giorno, lo zio, per stuzzicare il mio misero appetito mi disse: “Oggi la nonna fa le trenette alla cadrai”. La ricetta in questione è soltanto un po’ diversa da quella delle trenette al pesto ma il nome che stuzzicò la mia curiosità. Il “cadrai” era una piccola imbarcazione che, alle 12 d’ogni giorno, faceva la spola tra i moli del porto e le chiatte ormeggiate sotto le navi in rada. Sulle chiatte, i “camalli” scaricavano la merce ma non avevano la possibilità di rientrare a terra per la pausa del pranzo. Chi era abituato a mangiare nelle molte trattorie e friggitorie dell’angiporto, poteva avvalersi del “cadrai” che, antesignano del moderno “take away” portava sottobordo pile di scodelle di minestrone e di trenette, appunto, alla”cadrai”.
Trenette alla “cadrai” – per quattro persone
350 gr di trenette
2 patate medie
2 zucchini liguri medio-piccoli
1 piccola melanzana
1 manciata di fagiolini verdi
sale q.b.
Per il pesto:
olio extravergine d’oliva g 160
foglie di basilico g 60
pinoli g 20
parmigiano 3 cucchiai
pecorino 1 cucchiaio
aglio
sale
Pulite e lavate zucchini, melanzane e fagiolini a pezzetti. Mondate le patate tagliatele e fette alte ½ cm. Portate a bollore abbondante acqua salata e lessatevela verdura per 10 minti. Intanto preparate il pesto frullando insieme, a bassa velocità, l’olio extravergine, il basilico, un pizzico di sale, i pinoli, il formaggio e l’aglio. Unite le trenette alle verdure nell’acqua di cottura e scolateli (con la verdura). Condite con il pesto, mescolate e servite.Per rendere il pesto un po’ più liquido, allungalo con qualche cucchiaio dell'acqua di cottura della pasta. Il rapporto tra pecorino e parmigiano può variare secondo i gusti come la quantità d’aglio.
Buon Appetito!
(c) Marina Garaventa