Da “Qui e non solo dintorni” n° 27 del 30 ottobre 09
Lunedì, 26 Ottobre 2009 - Caro Bersani, dunque, sei tu che, dalla mezzanotte di ieri, hai preso sulle tue spalle di piacentino pragmatico e concreto, le sorti di uno strano ed eterogeneo partito, molto spesso incomprensibile ai suoi stessi sostenitori. I quasi 3 milioni di elettori, cifra inimmaginabile anche per i più ottimisti, han fatto, diligentemente, la fila per esprimere un parere vincolante per il più grande partito della sinistra italiana. Dividendo i loro voti tra la tua concretezza (54%), l’antiberlusconismo di Franceschini (34,1%), i grandi ideali di Marino (13,8), il popolo della sinistra ha tratteggiato l’identikit di un partito possibile, sintesi di questi 3 diversi aspetti.
Tuo non facile compito, caro Pierluigi, sarà quello di dar nuova vita ad uno schieramento che non rinneghi né dimentichi queste tre anime: attenzione al mondo del lavoro, opposizione strenua al Pdl e grandi battaglie per laicità e diritti civili.
I tre milioni di elettori, che hanno, così chiaramente indicato la strada sono oggi, paradossalmente, la tua spina nel fianco, i guardiani silenziosi ma attenti del tuo operato: dopo un giorno di gloria, essi tornano nell’ombra nell’attesa del tuo operato.
Tre milioni sono tanti, caro Bersani, sono una forza e una risorsa che non va sprecata.
Buon lavoro!
© Marina Garaventa
Davanti a questa notizia, buona per tutti quelli che credono nella laicità dello stato e nella libertà dell’individuo, si potrebbe dire molto ma, da tempo, certe parole non mi vengono più. Dopo che la legge iniqua voluta dal Governo Berlusconi, ci rigettava in uno stato etico, toglieva ai cittadini libertà di scelta su cure e terapie, riduceva le persone, più o meno gravemente invalide, al ruolo di fantocci nelle mani di medici, giudici e ministri, la mia pazienza e, devo dire, la mia combattività sono venute meno. Le dichiarazioni di uomini come il Ministro Sacconi ("Se corrisponde al vero quanto contenuto in una nota che fa riferimento ad una sentenza del Tar del Lazio sul caso di Eluana Englaro, questo rende di fatto ancora più urgente l'approvazione della 'norma Englaro'.), di Maurizio Gasparri ("Su temi che riguardano la vita e la morte delle persone serve una norma di legge precisa e non la fantasia della giustizia amministrativa, che immaginiamo impegnata su temi più ordinari. Sarebbe ridicolo o forse agghiacciante se su un argomento così delicato la decisione definitiva fosse affidata al Tar". ) sono, a dir poco agghiaccianti. Che si può dire a chi riduce il dramma di Eluana e della sua famiglia al termine “norma Englaro, come se parlasse di una norma di pubblica edilizia? La dichiarazione di Gasparri raggiunge, poi, il ridicolo: se non il Tar, chi dovrebbe decidere della nostra vita e della nostra morte? Magari lo stesso Gasparri o, visto l’andazzo, il nostro Presidente del Consiglio?
Per fortuna, c’è chi ancora difende i nostri diritti ma, come solo in questo paese può accadere, si tratta di due uomini politici agli antipodi: Ignazio Marino del Pd e Gianfranco Fini del Pdl ( o dovrei dire di An?). Tralasciando che, per uno di sinistra, avere come riferimenti Fini, crei un discreto conflitto interiore, non so quante possibilità possano avere questi due paladini della laicità di aprire una breccia nelle "capocce" dure dei loro/nostri avversari.
E allora, che fare? Prender l’armi e combattere contro i mulini a vento, non fa per me né per coloro che come me, se ne stanno in un letto appesi a un filo o a un tubo: la cosa migliore, cari amici, qualora vi trovaste nelle incresciose circostanze di dover scegliere come morire, tornate ai vecchi metodi, tanto cari anche all’ipocrisia ecclesiastica. Un bel viaggetto in Svizzera oppure un accordo sottobanco con un medico compiacente.
Del resto, anche se, per ora, non è un mio problema, “fatta la legge, studiato l’inganno”
© Marina Garaventa
Carissimo Gozzano, scusa la citazione ma, proprio ieri, ascoltando le notizie del mattino, ho pensato a te, all‘amica di Nonna Speranza e a “le buone cose di pessimo gusto”. A dire il vero, ti ho ricordato più per dissonanza che per somiglianza, poiché, più che di “buone cose” trattasi di “orribili cose di pessimo gusto”: non si parla, infatti, del “Loreto impagliato”, di “scrigni fatti di valve” o di “sedie parate a damasco”, ma di ben altre cosette che rendono il nostro paese assai più “tristo” del tuo famoso salotto. Se, per magia, tu potessi ascoltare i tg e leggere i nostri quotidiani, sarei proprio curiosa di conoscere il tuo parere. Per esempio, che diresti della notizia che la Signora D’Addario, di professione escort, benché a Venezia, abbia tralasciato di calcare il tappeto rosso della Mostra Cinematografica, per dedicarsi a raccontare le sue “avventure amorose”, a diverse tv straniere? Caro Guido, ti sorgerebbe spontanea la domanda “ma che c… c’entra questa con la mostra del cinema”? E che diresti della Signorina Noemi Letizia che racconta della sua amicizia con “papi”, annunciando il suo futuro d’attrice a Hollywood? E del Signor Tarantini che, in cambio di lucrosi appalti, “appaltava”signorine compiacenti in una sorta di “par condicio sessuale”, senza badare ai colori politici? Da non tralasciare, poi, la bella vicenda Boffo, nella quale, la nostra stampa ha “inzuppato” il pane, a suon di veline anonime, ben note alle pie orecchie cardinalizie, ove tutti han potuto recitar a loro parte di santi e moralisti.
Caro poeta, da ultimo, non mi resta che consigliarti la lettura della nuova edizione, di cui da lodar tempestività, “Tendenza Veronica”, di Maria Latella: libro, opportunamente aggiornata degli ultimi eventi, nella quale, l’ex signora Berlusconi, ci fa sapere che “«Quel che più mi dispiace è che un uomo come Silvio possa aver tradito se stesso. Ha fatto tanto, tanto ha conquistato, e oggi di lui si parla per cose che fanno dimenticare quel che davvero è stato »..
Caro Guido, io ti saluto: non ti crucciar per noi, in fondo, avremo sempre…
Loreto impagliato e il busto d'Alfieri, di Napoleone,
i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)
il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti,
i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,
un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve,
gli oggetti con mònito, salve, ricordo, le noci di cocco,
Venezia ritratta a musaici, gli acquerelli un po' scialbi,
le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici, (continua)
© Marina Garaventa
I giornali hanno il dovere di informare perché i cittadini hanno il diritto di conoscere e di sapere. La nuova legge sulle intercettazioni telefoniche è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini. Per questo va fermata.
http://www.repubblica.it/speciale/2009/appelli/dovere-di-informare/index.html
Ecco la semplice e mistica illuminazione che si è affacciata alla mia mente, oggi, mentre ascoltavo, in diretta da Il Cairo, il discorso di Barak Obama al mondo islamico. La prima, piacevolissima, sensazione è stata d’abbandono e d’estatica soddisfazione come quella che si provo ascoltando un brano di W.A. Mozart: con piglio autorevole, con il giusto equilibrio tra la disponibilità al dialogo e la convinzione delle proprie idee, con quel tanto di retorica occorrente, mitigata da grandi innovazioni, Obama ha disegnato un’America nuova per un rapporto nuovo, non solo con l’Islam ma con tutto il mondo.
Non sembri eccessivo il paragone con Mozart che, genio musicale, seppe, seppur nei canoni più rigidi del ‘700, creare capolavori pieni di fascino e di finezze intellettuali. Con scene equilibrate e leggiadre, con ritmi semplici e accordi complessi, Obama, come il grande autore del “Le Nozze di Figaro” ci ha fatto, letteralmente, “respirare” il cervello, arrivando, quasi, ad ubriacarci per un sogno che manca da molto, troppo, tempo. Al di là della sua appartenenza politica, che si può condividere o no, Obama, oltre ad affrontare i grandi e realistici temi del rapporto tra gli USA e paesi arabi, citando con pragmatismo e realismo, il problema d’Israele, del nucleare e della condizione femminile nei paesi fondamentalisti islamici, ha tratteggiato l’immagine ideale di un mondo, difficile da realizzare, ma possibile. Citando passi dai“libri” delle tre grandi religioni, cristianesimo, islam ed ebraismo, ha ammantato il suo discorso di un’aurea mistica, applicandola ad una possibile civiltà di rispetto, consapevolezza e convivenza. Insomma, un sogno magari irrealizzabile, cui, però tendere e per cui lottare.
Inebriata e abbacinata da tanta potenza evocativa, avrei dovuto spegnere il televisore per meditare serenamente e, invece, in preda alla sindrome da telecomando, ho, inavvertitamente, cambiato canale! E’ stato come passare da Mozart, eseguito dall’orchestra della Scala, alla mazurka eseguita da una scalcagnata banda di paese: sul video passavano le facce anonime e inebetite dei nostri rappresentanti politici che, ora ingrugniti, ora stupidamente ilari, blateravano di veline, corna, aerei! Spettacolo desolante e avvilente per un paese che, nel passato, ha dato al mondo civiltà, arte, pensiero e grandi ideali. Mi chiedo come e perché siamo finiti così in basso, e, francamente non mi so rispondere. So solo che, nonostante la nostra civiltà, il nostro progresso, la nostra democrazia, non riusciamo più, col nostro voto, a creare una classe politica che ci rappresenti degnamente.
Un consiglio: se volete ossigenarvi il cervello, ascoltate il discorso di Obama… o la sinfonia da “Le nozze di Figaro” di W.A. Mozart.
Marina Garaventa
Qualche giorno fa, mi è arrivata la comunicazione che la mia favola “Il topolino musicista” ha vinto il secondo premio al Concorso Interculturale “CaffèShekerato” organizzato dall’Istituto Alberghiero Nino Bergese. Il concorso, aperto a ragazzi e adulti di culture e nazionalità diverse, per favorire integrazione e amicizia. Alla competizione erano invitati anche alcuni scrittori (pure io!) e, ai piccoli vincitori sono state donate anche copie de “La vera storia della principessa sul pisello” Il premio mi ha fatto molto piacere ma, ancor più, mi è piaciuta la foto (foto ambrosi) dei piccoli vincitori.
Mentre si approva il Decreto Sicurezza bisognerebbe riflettere…..
Ognuno, nella vita, ha i suoi idoli che coltiva con amore, che fa crescere nel proprio cuore e nella propria testa e che, spesso, ammanta dello splendore del mito. E, proprio qui sta il pericolo, nel “culto della personalità” del leader, sia esso politico, religioso o militare, che finisce per sostituire se stesso alla divinità divenendo icona e simbolo di una “religione” a lui dedicata. Gli esempi di tale pratica di “sostituzione” sono molteplici nella storia antica: dai Faraoni, ritenuti incarnazione delle divinità egizie, agli imperatori romani e oltre ancora, in un’enumerazione tanto inutile quanto ripetitiva. Del resto, non occorre spingersi così lontano nel tempo: il XX secolo offre esempi validissimi che, qualcuno può addirittura ricordare per esperienza vissuta. Restringendo il campo al mondo “civile” occidentale, non si faticano a ricordare alcuni nomi illustri: da Mussolini a Hitler, fino ad arrivare a Stalin, non si fatica a scorgere il velenoso seme del “culto della personalità” che, per grandi linee, poggia su una metodologia ben precisa e, paradossalmente, ben riconoscibile. Tralasciando di analizzare l’ambiente e il momento storico in cui il “culto” nasce e si sviluppa, innanzi tutto, la “nuova divinità” deve essere dotata di carisma e di grande capacità comunicativa: tale dote, già presenti nel Duce e in Hitler, caratterizzati da un’ oratoria violenta e incisiva, fu invece affinata, grazie alle lezioni di un attore, da Stalin, che preferì uno stile più pacato e suadente. Tale capacità persuasiva, tende a rivestire il personaggio di un’aurea di potenza e di capacità protettiva fino ad arrivare all’identificazione dello stesso con la figura del padre: da “Padre della Patria” a vero e proprio “Dio” il passo è breve! L’iconografia, la cinematografia e l’arte di regime fanno il resto: le nazioni dedite al culto, pullulano di statue, spesso ben lontane dal vero, di manifesti e di film, completamente privi di fondamento storico, inneggianti alla personalità del capo. Ogni soggetto si rifà ad una filosofia e ad una mitologia del passato che ha i suoi fondamenti su “Patria, razza e storia”: Mussolini riscopre il mito dell’Impero romano, Hitler la purezza della razza e Stalin la forza purificatrice della Rivoluzione russa. E’ naturale che, questa tensione alla “deificazione” porti ad un inevitabile scontro con gli apparati religiosi che, infatti, in misura diversa, subirono, anche tragicamente come in Russia, un evidente tentativo di repressione e, nel migliore dei casi, d’assimilazione. Inutile soffermarsi sui “metodi di convincimento” messi in atto per massificare il culto, radicarlo ed, eventualmente, estirpare le eresie: dall’indottrinamento dei bambini, alla militarizzazione dei giovani, dall’eliminazione dei soggetti malati, si arriva fino alla deportazione nei lager e nei gulag. I metodi di “persuasione” o d’annientamento sono noti e variano dai più “goliardici” (olio di ricino) ai più efferati (camere a gas), e hanno come unico scopo lo sfinimento e l’annientamento, sia morale sia fisico” del dissidente. Unica nota rosea da non dimenticare? Il nuovo “Dio”, evidentemente non privo di fascino, è un grande amatore, osannato e ricercato dalle donne che, a quanto pare, lo trovano irresistibile.
© Marina Garaventa
Da “ARCIPELAGO GULAG” ( qui in versione pdf) di Aleksandr Solgenicyn
“…Anche in piena epidemia di arresti, quando ognuno dava l'addio alla famiglia uscendo di casa per recarsi al lavoro, perché‚ non poteva avere la certezza di tornare la sera, anche allora quasi nessuno fuggiva (e rari erano i suicidi). Era quanto si voleva ottenere. Al lupo fa comodo la pecora docile…”
L’aula del Senato, ha affrontato il cuore del disegno di legge sul testamento biologico. È stato respinto un emendamento, presentato dal centrosinistra, che autorizzava un paziente in stato terminale a chiedere la
sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione forzata.Non solo: di lì a pochi minuti, dal testo del provvedimento è anche sparito qualunque accenno, anche formale, all’accanimento terapeutico.
Maurizio Sacconi, ministro del Welfare «Non ci sarà, mai più, un “caso Eluana”: questa è una grande vittoria del nuovo partito, il Pdl, che sta per nascere.
Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd.: <<Oramai non ci aspettiamo più nulla da questa legge. Vedremo cosa è possibile fare, fuori dal Parlamento»:
Maurizio Gasparri «Sarà una legge che, nel rispetto della Costituzione, difende la vita»,
Stefano Ceccanti, Pd : «No: è un testo palesemente incostituzionale
Massimo Donati, presidente dei senatori dell’Idv «Anche perché non si capisce proprio a cosa serva una legge come questa che lascia tutto così com’è»,.
Gianfranco Fini: «Su questioni eticamente sensibili, nessuno partito può dire “si fa così”. Sono problemi
che devono essere demandati alla coscienza dei parlamentari e dei cittadini>>,
Benedetto della Vedova, deputato del Pdl,: «La situazione è stata irrimediabilmente compromessa dal Senato: quel testo è assolutamente invotabile».
Ignazio Marino, Pd.«Mi piacerebbe ricordare a tutti le parole di Aldo Moro: “Stiamo parlando di un problema di libertà individuale che non può non essere garantita dalla Costituzione”. Non un pericoloso sovversivo. Il Senato ha rovesciato questo principio e la nostra libertà individuale, di fronte alle terapie mediche, è stata cancellata»:
LO SAPEVO CHE SAREBBE FINITA COSI’.
PER FORTUNA, CHI E’ NELLA MIA SITUAZIONE, SVILUPPA, FORSE PER UNA STRANA LEGGE DEL CONTRAPPASSO, UNA GIGANTESCA PAZIENZA.
PRIMA O POI, LA VITA RENDE CIO’ CHE HA TOLTO E VICEVERSA.
PRIMA O POI, “ I DIFENSORI DLLA VITA” DOVRANNO PROVARE SULLA PROPRIA PELLE E, ALLORA CAPIRANNO.
BASTA AVERE PAZIENZA: IO NE HO TANTA E IL MIO RESPIRATORE PURE.
POSSO ASPETTARE.
(le dichirazioni dei politici sono tratte da un articolo di Angelo Bocconetti da “Il Secolo XIX” di oggi)