Mentre la Principessa combatte col nuovo pc e con Windows Vista, in attesa di ritornare nella rete “più forte e più grande che pria", ecco due immagini del concerto di Varazze.
Ottavio Garaventa, Daniele Rubboli, al pianoforte Massimo De Stefano
Ottavio Garaventa e Leo Nucci

Evento di importante valore artistico, “Varazze è Lirica” si svolge dal 10 Luglio al 5 Settembre 2009.
Dopo il grande successo ottenuto l'anno scorso, anche per questa stagione estiva, Comune di Varazze e Associazione Culturale Coro Polifonico Beato Jacopo da Varagine ripropongono il “breve ma affascinante viaggio nel mondo della Lirica”.
Fiore all'occhiello della manifestazione, che ha riscontrato ottimi consensi dal numerosissimo pubblico sinora intervenuto ai concerti, sarà la serata di venerdì 28 Agosto con il Premio Città di Varazze - “Francesco Cilea” premio attribuito ai grandi interpreti della lirica mondiale, l'anno scorso assegnato alla divina Raina Kabaivanska icona femminile nelle interpretazioni delle pagine di Francesco Cilea ; in questa edizione ne verrà insignito il più importante baritono vivente nonché il più grande “Rigoletto” di tutti i tempi il magnifico LEO NUCCI.
Leo Nucci, grande interprete della lirica mondiale ha ricevuto varie
onorificenze in Italia e all’estero tra le quali: "Ambrogino d´oro of
Milano", Grande Ufficiale della Repubblica italiana,Kammersànger al Teatro dell`Opera di Vienna, Accademico d'onore della Reale Filarmonica Accademia di Bologna, "Medalla de Santiago" in Chile, Opera Award migliore Baritono conseguito per" il Trovatore" Teatro alla Scala, Goodwill Ambassadors UNICEF per l'Italia, "Chevalier de l´Ordre des Arts ed Lettres" dal Ministre de la Culture et de la Communication della Repubblica francese, membro onorario della Wiener Staatsoper e ha ricevuto l'anello d'onore, "Fanfullino d´oro-
lodi", "Premio Caruso". Oltre ad aver cantato nei maggiori tetri del mondo dal Metropolitan di New York all’Opera di Parigi, ha interpretato due film, Macbeth presentato al Festival di Cannes e Barbiere di Siviglia. Ha inciso dischi sotto la direzione dei più grandi direttori del nostro tempo:H. von Karajan, Sir G. Solti, C.M. Giulini, R. Muti, C. Abbado, J. Levine, Z. Mehta, L. Maazel, R. Chailly, Sìr J. Pritchard, G. Patanè, B. Bartoletti, N. Santi, M. Viotti e altri.
Il Premio Città di Varazze nato per onorare il M° Francesco Cilea, illustre
concittadino, vissuto nella nostra città e ivi scomparso nel 1950, dove ha lasciato un segno indelebile e dove ha scritto le migliori pagine della sua maturità artistica.
Il Concerto che si terrà in Piazza S.Ambrogio nel cuore del centro storico della nostra bella cittadina, sarà condotto dal Dott. Daniele Rubboli e arricchito dalla partecipazione del grande tenore OTTAVIO GARAVENTA, anch’egli magnifico e straordinario interprete della grande Lirica, del soprano Barbara Bargnesi accompagnati al Pianoforte da Massimo De Stefano.
“NOZZE D’ORO”
19 AGOSTO 1959 – 19 AGOSTO 2009
LILLI E OTTAVIO
VI INVITANO
A FESTEGGIARE IL LORO ANNIVERSARIO
A VILLA ARZILLA
MERCOLEDI’ 19 AGOSTO ORE 19,30
Ieri
oggi
Viste le recenti sortite, del noto duo comico Gelmini-Bossi, in materia di dialetto, credo di far cosa gradita a chi debba superare l’esame dialettologico (?) per gli insegnanti, o per chi voglia partecipare al prossimo Festival di Sanremo, iniziare un corso rapido di genovese.
Le lezioni saranno suddivise per argomento e, senza alcuna pretesa di carattere etimologico, cercheranno d’indirizzare l’allievo nell’ostico mondo del “zeneize” (genovese)
LEZIONE 1 – L'AMÔ (l’amore)
Iniziamo, oggi, con il sentimento principe, l’amore, e mettiamo subito in chiaro che il ligure, ritroso e poco incline alle smancerie, è poco avvezzo all’uso di questa parola e preferisce usare “ voeì ben” (voler bene). Rivelato il suo sentimento, la coppia cominciava a “fâ l'amô” (amoreggiare) con i primi approcci discreti, per passare poi a “leppegâ” (scambio di baci più focoso). Come diceva mia bisnonna Cesira, se il giovanotto nutriva speranze di matrimonio, si diceva “aveì ideà” (avere desiderio di accasarsi), ma, se la fidanzata non se voleva sapere, lo licenziava, con un lapidario “no occöre ciû ninte” (non occorre più nulla). Se il fidanzamento andava a buon fine, trovato un “scito” (appartamento), i due potevano “sposâ “ (sposare), con la “sposâ” (sposa) in abito bianco, e cominciare, volgarmente parlando, a “becciâ” (avere rapporti sessuali).
Dice il proverbio:
“Ammortôu o lûmme, tûtte e donne son pæge” (Spento il lume, tutte le donne sono uguali)
“Amô o no conosce mezûa” (L’amore non conosce misura)
“L'amô e a tossa no se peuan asconde” (l’amore e la tosse non si possono nascondere)
Curiosità:
Le note “maniglie dell’amore”, in genovese, si dicono, prosaicamente “cuìga”, che, tradotto letteralmente, sta per “cotenna”, spesso riferita al di maiale.
©Marina Garaventa
àncora: Me ne è venuta in mente una, se posso contribuire, restando in tema..
Non genovese, ma ligure del Ponente: "L'amu u l'è ciù forte che u brussu".
( Non ho la dieresi, e non sono certa che tutti conoscano il bruzzo - italianizzato - che dovrebbe corrispondere più o meno al brucciu còrso: una specie di formaggio cremoso piccante, derivato dalla ricotta fermentata..) ma il senso è molto molto chiaro, no?
E' scrivere il dialetto, rendendone la pronuncia, che è oltremodo arduo.*
Ma certo che, spassose come la tua vignetta, ehm..
Qui, un tempo, quando due erano fidanzati, o quasi, si diceva*"I se parla" ( I se son parlai pe' vint'agni, avante de mariàse.. ad esempio!!).
anonimo: ciao Marina, a proposito di scuola e di genovese, ricordo alle elementari dove c'erano i miei compagni che scrivevano cose di questo genere: "mi sono imbelinato giù per le fasce...", la simpaticissima bidella delle superiori che parlava solo genovese ma si faceva capire benissimo, e la lezione del mio professore sulla a privativa:
a uguale senza, per esempio anemico senza sangue apolide senza cittadinanza, atono senza voce.....
Al che noi pensammo subito solo a una cosa: abelinato senza........
Mia mamma appena venuti qua, osservò: "Guarda quanto sono educati qua, non è come da noi, sempre con quella parolaccia in bocca (cazz'), qua dicono belin, (che lei traduceva bellino, cioè carino).
Un giorno poi, prima di uscire mi disse in dialetto: "Statti loco" (rimani lì) Il vicino sentendola gridò: "Ma poea bagascetta, cusa l'ha feto che a tegne in tu logu!?" (va bè, più o meno così, ma il senso è chiaro, credeva che mi lasciava chiusa nel gabinetto).
Il dialetto s'impara così, ridendo e scherzando, vivendolo con quello del posto. non si può ingabbiare, imporre, usare come una credenziale, impossibile poi in pratica trovare una commissione che sappia codificarlo. Il genovese è bellissimo con le canzoni di F. De Andrè e il teatro di Govi, sinceramente non trovo artisti attuali che sappiano farlo vivere senza ricorrere al triviale, il Gabibbo mi sembra una trovata per farci stare buoni a guardarlo sperando che sia lui a risolverci i problemi. Ciao