
“La vera storia della Principessa sul pisello”
di Marina Garaventa e Emilia Tasso
prefazione di Maurizio Maggiani
Editore De Ferrari – Genova
Scuola Tipografica Sorriso Francescano S.r.l.
Via Riboli 20 - 16145 GENOVA
tel. 010 311624 - fax 010 3622813
Sito: www.editorialetipografica.com
Il libro può essere acquistato in tutte le librerie oppure on line
“..Se sono qui, dunque… è per rendere giustizia di una voce, una vita che mi ha parlato. E quando incontri una vita, che altro fare se non renderle omaggio? E dopo aver letto quello che ha scritto questa ragazza Marina non cambio opinione, non serve. Magari non le farà piacere, ma di tutto il suo furente dolore, di tutta la sua tragica grandezza quotidianità, mi rimangono solo parole di una vita. Un incontro che capita di fare assai raramente. E a cui rendere il dovuto omaggio.”
Maurizio Maggiani
“Chi conosce bene Marina Garaventa sa della sua caparbia volontà di non autocompiangersi, se mai di guardare i suoi problemi esistenziali e la sua stessa malattia con l’occhio ironico (ma potrei anche scrivere “divertito”) di chi prende le distanze dalle magagne e dai fatti personali non tanto per estraniarsene, ma per viverli con la maggior leggerezza possibile e non farli pesare sugli altri…”
Giovanni Meriana
“..questo non è un romanzo ma non è neppure un testo tecnico o un saggio: è il racconto, per brevi immagini, schizzi e riflessioni, di quattro anni che hanno dato un senso e un corso nuovo alla mia vita. Come vedete, la storia è scritta a due mani e l’altra è quella della Dott.ssa Emilia Tasso che, a dispetto del nome da bestia, è una proprio “tosta”. Lei è la parte “cerebrale” e “filosofica” del libro, io son la voce “terrena” e viscerale.
A scanso d’ogni equivoco, concludo facendo solo una breve, quanto pericolosa dichiarazione d’intenti: l’idea era di farvi ridere e speriamo di esserci riuscite!…”
Marina Garaventa
Presentazione
Martedì 26 Febbraio 2008 – ore 18.00
Mentelocale Cafè – Genova
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Capitolo II (ignobilmente) scritto da Princy60
La vera principessa che, da quel giorno, prese il nome di Pisellina, sposò dunque il giovane Principe in una sontuosa cerimonia preparata dalla regina e, dopo un bellissimo viaggio di nozze, organizzato dalla regina, gli sposi andarono ad abitare in un bel castello, arredato dalla regina. Ben presto, però, Pisellina cominciò ad annoiarsi perché era sempre sola: il Principe passava, infatti, tutte le sue giornate a corte dove svolgeva la sua noiosa attività di Real Travet. Quando, a sera, tornava da lei, ogni scusa era buona per andare subito a dormire con la sua tazza di tisana rinfrescante, prescritta dalla regina. La domenica, poi, era un vero strazio: non si cavalcava perché la regina odiava i cavalli, non si passeggiava perché il re aveva i calli, non si andava al mare perché il Principe non voleva togliersi le mutande di lana. Stanca di non far nulla, la Principessa cominciò ad esplorare il suo gran castello alla ricerca di qualcosa che potesse interessarla e, dopo molto vagare, trovò una porticina che si apriva su un magnifico giardino. Proprio nel mezzo di quel luogo incantato, troneggiava una rigogliosa pianta di piselli e, ai piedi di questa, un giovane giardiniere innaffiava amorevolmente la terra. Quando la vide, egli s’inchinò con eleganza e si presentò col nome di Francois du GrandPois, nobile francese che aveva lasciato tutti i suoi privilegi per fare il giardiniere. Francois la condusse a vedere le sue piante e Pisellina ne fu così entusiasta che decise di tornare ogni giorno per dedicarsi a quel passatempo. Francois le spiegò che nessuno era mai riuscito a far germogliare e dare frutti: in breve, la Principessa imparò a dissodare la terra, a seminare e a potare dedicandosi con amore alla. meravigliosa pianta finché, dopo mesi di lavoro, nacque un meraviglioso bacello pieno di piccoli semi. Francois e Pisellina, al colmo della gioia, cominciarono a ballare intorno alla pianta che, spaventata dal frastuono inusuale reagì: il bacello esplose e i pisellini caddero come una pioggia verde sui due giovani che, spaventati, si abbracciarono stretti stretti. Rivelatosi reciprocamente il loro amore, i due decisero di fuggire lasciando re, regina, Principe con mutandoni, piante e piselli.Dopo un lungo viaggio arrivarono in Italia: Francois fondò il Partito del Pisello che Ride, Pisellina aprì l’azienda agricola “La Valle della Principessa” e vissero felici, contenti e ricchi.
Da “Il Secolo XIX dell’8/1/08
HO subito pensato fossero stati gli hacker. Visitando il sito della Siae, la Società italiana autori ed editori, ho creduto che gli impertinenti pirati informatici avessero colpito ancora. E ho temuto di dovermi occupare professionalmente di un nuovo caso di intrusione telematica. La mia preoccupazione investigativa è svanita quando ho constatato che la pagina web oggetto di presunta burla altro non riportava che una dichiarazione effettivamente rilasciata dal presidente della Siae all’agenzia giornalistica
Ansa. L’apprensione di sceriffo informatico ha così ceduto il posto al più lancinante smarrimento di semplice cittadino dotato di medio buon senso. Gli occhi sbarrati come Bernadette di fronte alla Beata Vergine nella grotta di Lourdes, ho gioito. Inebriato alla notizia che «la possibilità che i beni paesaggistici di natura culturale siano oggetto di un
copyright teso addirittura a proibirne la riproduzione fotografica, è stata già oggetto di studi, che hanno però tutti portato ad una risposta negativa sotto il profilo giuridico». Fortunatamente gli studiosi dell’ente hanno scongiurato il divieto di far clic con la fotocamera di fronte ad un qualsivoglia monumento. La divertente sequenza di Totò che pretende 100 lire per ogni scatto alla Fontana di Trevi e ne riscuote 300 dall’aspirante acquirente signor Decio Cavallo, resta soltanto un simpatico ritaglio cinematografico.
Proprio quando mi stavo convincendo che le parole di Giorgio Assumma, presidente della Siae, potessero dissipare il mio timore di dover pagare il diritto d’autore a Nostro Signore ogni volta che scattavo una foto alle Cinque Terre, alla Baia del Silenzio di Sestri Levante o a qualunque altro panorama d’incanto, mi sono accorto che comunque qualcosa stava bollendo in pentola. È lo stesso dottor Assumma ad annunciare: «Ciò che, invece, potrebbe teoricamente costituire oggetto di copyright è l’impiego commerciale delle immagini contenenti la raffigurazione dei beni suddetti».
Mi vengono in mente le cartoline illustrate, già “moribonde” a causa di “mms”, videochiamate e file allegati alle email: la mannaia del diritto d’autore sarebbe pronta a calare per inferire il colpo di grazia? Credendo (o sperando) di non aver capito, seguito a leggere il testo del numero uno della Siae in cui noto che “in particolare” nel mirino c’è «l’impiego delle immagini per finalità pubblicitarie destinate a promuovere la vendita di prodotti industriali o commerciali». Penso a tutti gli spot televisivi, ai cartelloni e alle pagine promozionali: ogni qualvolta c’è un angolo del pianeta o un’opera d’arte alle spalle dell’oggetto o del testimonial, potrebbe scattare un pagamento a chi vanta i diritti di utilizzazione dei cosiddetti “beni paesaggistici di natura culturale”? La risposta la fornisce sempre con estrema chiarezza il presidente Assumma: «Alcuni comuni italiani hanno già chiesto alla Siae di gestire per loro conto questo tipo di impiego, concedendo, di volta in volta, le autorizzazioni, a fronte di un corrispettivo economico…» mentre «il Centro Studi della Siae sta approfondendo la praticabilità legale di questa richiesta», chi si lamentava dell’Ici è servito. Per un albergo o un ristorante basterà avere una foto della città in cui si trova per pagare pedaggio. Mi disconnetto da Internet. Spengo il computer e comincio a pensare che sarebbe stato meglio che si fosse trattato di un attacco degli hacker…
UMBERTO RAPETTO
..... senza parole......
So già che penserete che io sia impazzita! Un video rock, e che rock, in questo blog proprio non ve lo aspettavate e…. Neppure io mi sarei aspettata di apprezzare tanto la versione cinematografica dell’opera rock “Tommy” degli Who con la regia di Ken Russell. D’altra parte, non avrei mai immaginato, molti anni dopo, di trovarmi a tavola con Russell a dissertare di trenette e basilico!
Ma procediamo con ordine: nel 1987 mio padre aveva un contratto per inaugurare la stagione al Teatro Comunale di Genova, interpretando la parte di Faust nel Mefistofele di Arrigo Boito. Un cast ragguardevole, la ripresa televisiva e il nome del regista, noto per i suoi film di ambientazione gotica e per le allucinanti regie liriche, facevano presagire una grande produzione. A dire il vero, in casa mia, le trasgressive trasposizioni di Russell non erano molto apprezzate far morire di overdose, in uno scantinato, la povera Mimì pucciniana era cosa troppo difficile da digerire. Le attese non furono deluse e la bagarre si scatenò in teatro e sui giornali: i melomani genovesi, forse troppo conservatori, si spaccarono in due e, ad ogni recita, osannarono e fischiarono il regista incriminato. Mio padre, beniamino dei suoi concittadini, passò stoicamente quelle forche caudine, concentrato come non mai sulla sua interpretazione: cambiò, senza batter ciglio, i consueti panni dell’eroe romantico per vestire via via quelli che la nuova versione del regista esigeva. Fu un vecchio hippy che si fa una canna, un centauro motorizzato con borchie e chiodo, un’astronauta in viaggio su un’astronave con un motore alimentato a “suore”, un grande tenore in una comica parodia di se stesso. A dispetto delle lodi sperticate e dei violenti dinieghi non rinnegò il suo lavoro con Russell e, alla fine di quell’avventura, invitò l’inglese a casa nostra per mangiare le trenette: con la faccia e la mole da babbo natale, con gli occhi furbi da furetto e un sorriso beffardo, Russell si accomodò a tavola e, dissertando di musica e cinema, si fece fuori due piatti di trenette al pesto. Durante quella serata, mio padre disse una frase che mi è rimasta nel cuore e nella testa e che mi ha dato, forse per la prima volta, la percezione dell’istinto dell’artista:
-L’esperienza con Russell è stata unica. Per la prima volta in tanti anni, mi sono sentito valorizzato come attore e non solo come cantante. Russell mi ha obbligato a mettere in secondo piano la voce per valorizzare soprattutto l’interpretazione: forse non è giusto, forse non è stato apprezzato e capito ma io mi sono sentito un attore. E mi è piaciuto! –
Il giorno di Santo Stefano, ho ricevuto una e-mail inaspettata da una giornalista americana, conosciuta ben 28 anni fa, a Napoli. Diane C. mi scrive che legge sempre il mio blog ed è per questo che uso il blog per comunicare con lei, poiché il server di posta elettronica non riesce a raggiungerla:
Diane scrivimi ancora e mandami il tuo indirizzo!
Ecco come mi ricorda sicuramente Diane quando, nel fiore degli anni, come un tenero virgulto, schiudevo i miei petali alla vita! Ditemi che questa non è poesia!

Consiglio di evitare il paragone con le foto di oggi: potrebbe venirvi un coccolone!
Grazie Splinder è arrivata la e-mail di Diane!