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Utente: Princy60
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Sempre attiva ed entusiasta della vita, dal 2003 sono attaccata ad un respiratore che mi tiene in vita. La mia esistenza è cambiata totalmente ma il mio spirito no. Vivo in simbiosi col mio pc che mi fa parlare, lavorare e, soprattutto,comunicare.

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Ottavio Garaventa on Facebook
Una vita vissuta pericolosamente
venerdì, 28 settembre 2007
Domanda

«UCCIDONO PER DIVERTIMENTO»

«NO, PORTIAMOLAPACE»

 

Da “Il Secolo XIX” di oggi.

 

DICONO di loro che «uccidono solo per divertimento».Cercano

Una vittima e la finiscono,non importa se si tratta di un terrorista

o di un civile. Sono «il più forte esercito privato al mondo», secondo

Jeremy Scahill che su di loro ha scritto un libro (Blackwater: the rise of

The most powerfull mercenary army).Sono  gli uomini della Blackwater un’importante

società americana che fornisce personale super addestrato al governo

americano e non solo a lui. Con Washington ha attualmente in corso

contratti per ottocentomila dollari, il suo “esercito” è composto da ventimila

uomini e può contare su venti tra aerei elicotteri con base a Moyock, in North

Carolina.La Blackwater fa capo a Erik Prince,un ex marine con genitori benestanti e contatti politici

giusti, che nel 1997, lasciata la Marina,decise di creare

questo suo esercito privato. La famiglia Prince, originaria del Michigan, è

molto vicina all’amministrazione Bush e negli ultimi dieci anni ha donato

qualcosa come 325mila dollari al partito.

In Iraq la popolazione è convinta che gli

uomini della Blackwater siano «spietati assassini

», ma il loro motto è «supportare la

sicurezza, la pace, la libertà e la democrazia

in ogni parte del mondo».

La Blackwater si

legge sul sito

(www.Blackwaterusa.com) è nata per

aiutare

a garantire la sicurezza nazionale e internazionale,

per proteggere chi è senza difesa,

e per garantire una voce a tutti. «Noi

dedichiamo noi stessi a trovare soluzioni

etiche,efficienti e valide che abbiano un impatto

positivo su chi vive in condizioni disperate

».

Ma i civili iracheni ormai hanno paura di

loro. A Baghdad tutti sanno di una spedizione

punitiva organizzata da Jacob C.Washbourne, 29 anni, ex marine, un

metro e novanta di statura, cranio rasato, 600 dollari di paga al giorno.Ha ucciso senza motivo e

a più riprese e delle sue spedizioni di morte non si sarebbe

mai saputo nulla se uno dei suoi colpito da «voltastomaco per quanto aveva

visto» non avesse deciso di dimettersi e vuotare il sacco. Washbourne, che ha

sempre negato tutto, è stato “dimissionato”.Ma chi è ancora in Iraq sostiene

che non era il solo. Contattata dal Secolo XIX, la Blackwater ha evitato di rispondere a ogni domanda sul suo modo di operare in Iraq.

Ora è sotto inchiesta

per la sparatoria del 16 settembre e per altri sei conflitti a fuoco nell’area di Baghdad

nei quali sarebbero morti almeno dieci iracheni e altri 15 sarebbero rimasti

feriti,ma nel Paese e non solo, in molti si domandano che fine facciano

le centinaia e centinaia (si parla da 1200 ai 3000 a seconda dei periodi)  di civili

che ogni mese spariscono nel nulla.

 

 

Volete che ve li mandi per risolvere le beghe condominiali?

 

Scritto da: Princy60 alle ore 12:41 | link | commenti (48) | categoria: vita
venerdì, 21 settembre 2007
Giorno Internazionale delle Donne.....

festamamma

AUTOSTIMA FEMMINILE

Mano a mano che invecchiamo noi donne

aumentiamo di peso. Ciò avviene perchè nella

nostra testa accumuliamo molte informazioni.

Però ovviamente, arriva un momento in cui tante

informazioni non entrano più nella nostra testolina.

Così questa dati accumulati cominciano a distribuirsi in

tutto il corpo. E ora capisco tutto….

Non ho chili in eccedenza!!

Non sono grassa!!

Sono colta!!

MOLTO colta!!

PER TUTTE LE DONNE

STUPENDE CHE SONO

QUI…..

Oggi è il Giorno Internazionale delle Donne Diabolicamente Belle e

Eleganti, così per favore 

dimentichiamo questo

Teorema di vita:

La vita NON dovrebbe essere un viaggio verso la tomba con

l’intenzione di arrivarci in buona salute e con un corpo attraente

e ben curato, piuttosto deliziarsi in vita, con cioccolato in una

mano, vino nell’altra,

Arrivarci con il corpo stanco morto, completamente consunto e

gridando…

..

CHE BELLA PASSEGGIATA!!!!!!

SI SIGNORI!!

SIAMO PERFETTE….

Perchè:

-Non restiamo calve.

-Abbiamo un giorno internazionale

e un altro nazionale.

-Possiamo usare sia il color rosa

che l’azzurro.

- Sappiamo con certezza che nostro figlio è

nostro.

-Abbiamo la priorità nei

naufragi.

-Non paghiamo il conto.

- Siamo i primi ostaggi ad essere liberati.

-Se veniamo tradite,

siamo vittime.

-Se tradiamo, loro

Sono cornuti.

Possiamo dormire con un’amica senza

passare per omosessuali.

-Possiamo prestare

attenzione a più cose

alla volta.

- La Moglie dell’ambasciatore, è

l’ambasciatrice;

il marito dell’ambasciatrice, chi è?

-La Moglie del presidente

è la Prima dama: il

marito della

presidentessa, chi è?

- Se decidiamo di fare lavori maschili,

siamo pionere;

- Se un uomo decide di

fare lavori femminili,

È un finocchio.

E PER ULTIMO:

Facciamo tuuuuuutto quello che fa l’uomo,

E CON CON I TACCHI ALTI…!!!

VI

AUGURO

UN

GIORNO

STUPENDO

inviatomi da Marina e Maria

Scritto da: Princy60 alle ore 11:48 | link | commenti (69) | categoria: vita, curiosità
lunedì, 17 settembre 2007
Frida

 

il sorriso di Frida

Stanotte burrasca, lampi e tuoni! Alle 5,30, uno sbatter d’orecchie mi sveglia e, nel buio della mia stanza, avverto la presenza del maestoso cane-cavallo che staziona ai piedi del mio letto. Frida, sussiegoso cane di tanta principessa, senza eccessi o isterismi, dichiara nobilmente il suo dissenso per tutto ciò che provoca disordine o eccessivo clamore e, dignitosamente si ritira nelle sue…. cioè, nelle mie stanze. Con uno sguardo di sufficienza, abbandona il suo tappeto vicino al camino della sala, luogo che si è scelta e dal quale è stato impossibile schiodarla, quando si aprono le finestre per arieggiare la camera perché la corrente d’aria la disturba, quando c’è burrasca e quando, dentro casa, treman le pareti a causa degli “scambi d’opinione” tra i miei sanguigni parenti. Frida entra in camera, mi guarda coi suoi occhi languidi, sospira e sembra dirmi: “io mi accomodo qui, finché la bufera è passata”.

Brava guardiana, avvisa della presenza di sconosciuti con un abbaiare profondo come quello di un basso, ma quando capisce che noi siamo tranquilli, annusa il nuovo venuto e, senza dare confidenza, da buona genia d’alani, si piazza, come una statua, sulla porta di casa e impedisce semplicemente, senza aggressività, l’accesso.

Oltre a noi, poche persone ricevono le sue attenzioni ma la sua preferita è, senza dubbio, la mia figlioccia Debbi: bambina abituata a trattare con ogni genere d’animali, appena vede Frida, le cinge forte il collo tempestandole la testa di baci e strapazzandola come un peluche. In questo frangente, la regale bestia perde tutta la sua dignità, comincia ad illanguidirsi, scivola mollemente sul pavimento e, ridotta alla stregua di tappetino, si ritrova girata sulla schiena nell’atteggiamento, ben poco principesco, di totale sottomissione.

 

 

© Marina Garaventa

 

Frida

 

 

I vostri amici come sono?

Ysor - Ecco, è solo l'impressione del mio primo approccio con questa creatura quadrupede, levriere russo,  verso la quale ero un po' diffidente...

Mi guarda dolcemente con quegli occhi color miele. Possiede un'eleganza innata, da nobile di antica stirpe; i lineamenti affilati, delicati, con un non so che di misterioso, forse una nota di malinconia. Ogni movimento è una danza, quando corre sulle sue lunghe gambe elastiche, sembra che balli, come certi atleti di colore.
Ora alza la testa, c'è attesa nell'aria, attesa da parte sua, e anche da parte mia: da chi verrà la prima mossa?
È timido, insicuro, e anch'io lo sono; in fondo ci conosciamo da pochissimo e un po' di difffidenza è più che naturale. Eppure io so che sa essere coraggioso come pochi, come tutti gli antenati della sua razza, che affrontano i lupi e, sembra, anche gli orsi, nelle desolate steppe russe.
Sì, la Russia è il suo paese d'origine, e russo è anche il suo nome, intraducibile: Alieg!
Nonostante le sue origini, e a differenza di certa gente, è molto democratico e non fa distinzioni di sorta tra razze, origini, colore. ecc.
So di piacergli, di essergli molto simpatica; gli piace tutto di me: anche le mia pantofole!
Mi butto, allungo una mano sfiorando con una carezzaa il suo folto manto immacolato, di seta.
Ciao Alieg, dico semplicemente, per un po' ci faremo compagnia. E di colpo, è un'esplosione di tenerezze, di allegria, di affetto sincero e disinteressato. Grazie Alieg!

Brougue -  Adorabile Frida... mi torna in mente il mio bell'Arturo. Sì, anch'io ho avuto un alano arlecchino. Maestoso. Prima del salsicciotto Marù. Ma questa è un'altra storia... Complimenti per il cane principesco. 

Timanfaya - Invece il mio Thomas (gatto) è veramente una donnaccia quando entra in casa un essere di sesso maschile: si struscia e strofina come neppure certe donnine allegre hanno il buon senso di fare! …mondogatto

Leela - La mia criceta si chiama Angel o anche Sorcy, ma al momento è stata ribattezzata Chiocciolina da mia figlia, non si sa bene perchè. Piccola, dolce, pelosa, grassa - a casa mia è obeso perfino il criceto - sa dire una sola parola, ma bene: "Squirt!" La usa quando non vuole essere disturbata per giocare. E si fa capire benissimo, orcodiavolo ;) 

 

 

 

 

 

 

 

 



Scritto da: Princy60 alle ore 15:29 | link | commenti (34) | categoria: vita, passioni
domenica, 09 settembre 2007
Modena piange il suo maestro.

A sostegno di quanto scritto nel post precedente e nei relativi commenti, riporto l’articolo del critico e musicologo Daniele Rubboli, pubblicato su "Il resto del Carlino" e non aggiungo altro.

 

Modena piange il suo maestro.

Dall'alba di questa mattina, giovedì 6 settembre, Luciano Pavarotti ha lasciato la sua avventura terrena uscendo di scena dalla stessa "quinta" dalla quale era entrato: una città chiamata Modena.

Qui, figlio del fornaio Fernando, era nato e cresciuto incerto se il suo futuro sarebbe stato quello del calciatore o del maestro di scuola. Poi s'era improvvisamente incamminato lungo quei sentieri che suo padre avrebbe potuto percorrere se solo avesse avuto il coraggio di usare la bellissima voce che si era ritrovato, invece di tenere le mani nella farina.

Tutti e due cantavano nella già gloriosa e storica Corale Rossini e quello fu il trampolino per il giovane tenore che nel 1960 esplose con tanto impeto da far paura a tutti e dar fastidio addirittura a qualche direttore d'orchestra che tentò di rendergli impossibile lo slancio.

Ma Luciano vinse la propria battaglia con due armi preziose: la personalità e la luminosità della voce.

Una voce rara, di estrema purezza, tipica del tenore di grazia che non è quello leggero, ma il prototipo del lirico che sa cantare con nobiltà, eleganza e, appunto, gentilezza.

Tallone d'Achille la musicalità che, come lui stesso ben sapeva, doveva essere tenuta sempre sotto controllo, e lui con umiltà lo fece mantenendo sempre al suo fianco gradi musicisti dall'orecchio assoluto come l'amico modenese Leone Magiera, grande pianista e anche direttore d'orchestra, e il mitico capo dei maestri sostituti della Scala, Antonio Tonini che per anni fu la sua ombra.

In questo modo Luciano Pavarotti ha creato il proprio mito seminando in tutto il mondo lo scintillio della propria voce e con lei il nome della sua città che divenne conosciuta anche tra i Maori della Nuova Zelanda, che non hanno mai mangiato lo zampone, non hanno mai visto una Ferrari, ma conoscono benissimo la voce di Big Luciano come mi ha confermato l'amico Francesco Sanvitale da Ortona, quando ha viaggiato in quelle terre.

Delle sue storie fuori la scena non ne voglio parlare.
Ciascuno ha diritto agli errori.

Come non voglio soffermarmi sulla solitudine degli ultimi anni, non solo dopo l'operazione disperata al tumore al pancreas che, come tutti sapevano, non ha mai perdonato nessuno.

Luciano Pavarotti era volato molto alto, aveva cavalcato lo star system portando anche venti nuovi, quasi rivoluzioni rispetto ai grandi colleghi del passato.

Appena ha dovuto tacere, prigioniero di quel suo fisico esuberante all'eccesso, che troppo presto gli ha presentato il conto, la folla degli "amici" è improvvisamente crollata, e negli ultimi mesi nessuno gli telefonava piu'.

Il collega e coetaneo Ottavio Garaventa di Genova, che nel luglio scorso con la Corale Rossini ha cantato ancora in Piazza Grande a Modena, quello stesso giorno era andato a trovarlo e ne era uscito profondamente turbato.

Turbato dalle barriere che aveva a fatica dovuto superare per raggiungerlo, quasi fosse piu' recluso che protetto.

Turbato perchè Luciano, con le lacrime agli occhi, salutandolo, gli aveva ripetuto: "Telefonami!".

Lo voglio allora ricordare così, ancora signore di se stesso, quando il 10 ottobre 2001,  in occasione di un Concertone al Teatro Carani di Sassuolo, era arrivato zitto zitto, senza farsi notare, e si era nascoto nel buio del palco di proscenio alla mia sinistra.

Era per me una sera difficile.

Il teatro era stracolmo di gente che aspettava di applaudire il baritono Renato Bruson, al quale dovevo consegnare la Piastrella d'Oro, ma lui aveva perso l'aereo ed era rimasto a Berlino.

"Questa sera - dissi al pubblico - non so se mi crederete e se mi capirete mentre vi annuncio che Bruson non ce l'ha fatta a raggiungerci, perchè in una simile situazione potrei avere il vostro perdono solo se, con un miracolo, al suo posto, qui, sul palco, apparisse Luciano Pavarotti!".

E lui apparve nel tripudio generale e poichè al piano sedeva l'amico Leone Magiera intonò "'A vucchella" e mi salvò la serata.

                                                                                    Daniele Rubboli

 

Scritto da: Princy60 alle ore 10:20 | link | commenti (40) | categoria: vita, invito, melodramma
venerdì, 07 settembre 2007
Luciano

Avevo deciso di non scrivere nulla e di non commentare neppure i tanti bei post che hanno voluto fargli un doveroso e affettuoso omaggio. Specialmente papà è rimasto scosso, quando, al primo notiziario del mattino, ha saputo la notizia: avevano cominciato la carriera assieme, in Emilia, ed erano coetanei. A giugno, a Modena per un concerto, era andato a trovarlo ed era stata una mazzata: lo aveva trovato sulla sedia rotelle, con un fil di voce e....solo, accudito dalla servitù.
Mi era venuta l'idea di scrivere qualcosa che riguardasse il loro rapporto ma, poi, ho deciso di non unirmi al coro di quelli che si faranno belli col suo nome. La morte è cosa troppo seria per farne una carnevalata

Questa mattina, poi, l’amico Renato C., da Modena, mi ha mandato il suo consueto saluto settimanale: una breve frase, di Roberto Benigni, che, mi pare, perfetta per ricordarlo.

 

In amor le parole non contano, quel che conta è la musica

 

© Marina Garaventa

Scritto da: Princy60 alle ore 11:22 | link | commenti (22) | categoria: vita, melodramma