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Utente: Princy60
Nome: Marina
Sempre attiva ed entusiasta della vita, dal 2003 sono attaccata ad un respiratore che mi tiene in vita. La mia esistenza è cambiata totalmente ma il mio spirito no. Vivo in simbiosi col mio pc che mi fa parlare, lavorare e, soprattutto,comunicare.

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Una vita vissuta pericolosamente
giovedì, 25 gennaio 2007
Villa Arzilla – settima puntata

villa arzillaOgni artista lirico che si rispetti, ha i suoi fans che lo amano e lo seguono e che, ingenuamente, pensano che, nella vita di tutti i giorni, continui ad essere perfetto e irraggiungibile come sulla scena: sono convinti, quindi, che un tenore giri per casa in frac, sussurrando parole d’amore alla moglie. Naturalmente tutto ciò è frutto di una grave sindrome da idolatria che, comunque, mio padre non contribuisce ad alimentare e che, anzi, come vedrete di seguito, cerca di debellare. In una calda serata d’agosto di qualche anno fa, mentre Villa Arzilla sonnecchiava stranamente silenziosa, si udì il suono del campanello che annunciava la visita di due fans paterne. Le due anziane ma vigorose signore, perfettamente abbigliate in lino e seta, pettinate e rifinite come quarantenni rampanti, spiegarono a mia madre che, appassionate da sempre di lirica, saputo che il” famoso tenore”abitava lì, con coraggio, erano venute a conoscerlo. Constatata la non pericolosità dei soggetti, mia madre le fece accomodare, offrì loro il caffè, riferendo che mio padre sarebbe arrivato di lì a poco. La conversazione cadde, ovviamente, sulle doti artistiche di mio padre: ne lodarono l’eleganza, la prestanza, la passionalità, la dolcezza e la perfetta tecnica vocale. Scommetterei, senza tema, il mio respiratore, che, mentre le signore, con l’occhio languido, tessevano le lodi del genitore, mia madre pensava a quante volte lo aveva rimproverato per la sua “mise” casalinga, stile extracomunitario, o per il terribile frastuono che produceva quando starnutiva ma, la poverina, certo, non poteva immaginare il peggio. Infatti, proprio mentre le signore lodavano la melodiosità della voce di lui, un urlo disumano e potente si alzò dal giardino: ” Lilli, ho purtou e tomate”*. Mia madre sbiancò e capì: era stato nell’orto. La porta della veranda si spalanco violentemente e il “tenore” apparve in tutta la sua possanza. Più che dall’orto sembrava arrivare da una spedizione nella foresta vergine: stivaloni di gomma antivipera, pantaloni sbrindellati, camicia a quadri annodata in vita, canottiera di tinta inqualificabile e, per finire, un vecchio cappellaccio di paglia con la tesa rosicchiata dal cane.

Mia madre riuscì solo a mormorare qualcosa che voleva essere un presentazione ma che assomigliava di più a un rantolo e le signore, pallide e con gli occhi sgranati, riuscirono solo a sussurrare: “Ohhhhhhhhh”.

Il “tenore” senza scomporsi, brandendo in una mano un machete e nell’altra un cesto di verdure, sorrise con galanteria e disse: “Gradite degli zucchini? “

 

*”Lilli, ho portato i pomodori”

 

© Marina Garaventa

 

AUGURI AL TENORE CHE DOMANI COMPIE GLI ANNI!

Scritto da: Princy60 alle ore 16:54 | link | commenti (36) | categoria: villa arzilla
venerdì, 19 gennaio 2007
Si, viaggiare.....

Oggi si viaggia! Ecco qualche sito per farvi un giretto “virtuale” ammirando il mondo dal pc:

 

1-     Nel blog fresco fresco di Beppe, potete fare un giro in Nepal, a 5000 mt d’altitudine, con delle foto fantastiche!

2-     Colori e sapori d’Oriente nelle immagini di Psicopigiama.

3-     Un giretto nel grande Museo Egizio? Cliccate qui.

4-     Un tour in Europa in bicicletta? Guardate le belle immagini e, se siete sportivi, iscrivetevi.

 

Buon week end!

Scritto da: Princy60 alle ore 16:18 | link | commenti (32) | categoria: curiositĂ 
giovedì, 11 gennaio 2007
Bendicò

Ve lo ricordate Bendicò? Il maestoso alano, alter ego del Principe ne “Il gattopardo” di G. Tommasi di Lampedusa” Io l’ho visto, statuario e possente animale, nell’accezione migliore del termine, in un cocente pomeriggio d’agosto siciliano.

 

La macchina procedeva tranquilla attraverso le strade assolate e deserte dell’entroterra messinese, in quel primo pomeriggio d’agosto. Libero dalle recite per un paio di giorni, mio padre aveva deciso per quella breve gita alla ricerca dell’abitazione di un suo collega. In realtà si trattava solo di darsi una meta per condividere quel giorno di libertà con me e con mia madre. Era la prima volta che, adolescente, scendevo nell’isola del Gattopardo e l’impressione di quel libro, letto da poco, era ancora molto forte. Quella breve escursione in un’atmosfera che, forse, oggi non esiste più, mi riportava alla mente le pagine del polveroso viaggio della famiglia Salinas per recarsi nella loro residenza di campagna. I paesini assolati e deserti si susseguivano uguali, divisi solo da muri di fichi d’India che, grassi e spinosi, bucavano l’aria polverosa e spessa. Non ricordo il nome del paese ma, ad un certo punto, rallentando l’andatura, mio padre disse: “Ci siamo”.

 Sulla strada si apriva un gran cancello che, con una breve strada in terra battuta conduceva su una grande aia sulla quale si affacciava la casa. La costruzione era divisa in due parti: nell’ala di sinistra la parte padronale, in quella destra una lunga teoria di stalle, cantine e abitazioni dei contadini.  Fermammo l’auto e attendemmo qualche istante quasi nell’attesa che Tancredi venisse ad accoglierci ma nulla si muoveva, nessun rumore si percepiva. Scendemmo e, mentre mio padre ripeteva il nome del collega, ci avviammo verso la scala che conduceva al portone: la penombra interna, nella quale s’indovinava un ampio vestibolo, lasciava presagire una frescura rigenerante. Improvvisamente, nel vano della porta, un’ombra si mosse e lui apparve: grande, possente, maestoso alano grigio dal naso rosa e le orecchie svettanti. Immobile ci guardò senza ferocia, con la suprema indifferenza di un leone che trova sulla sua strada tre formiche, poi con movimenti lenti si lasciò scivolare sulla soglia impedendoci semplicemente l’accesso. Paralizzati e affascinati, incapaci di procedere, continuammo a chiamare ma con voce sommessa per non disturbare il riposo del guardiano quando, finalmente, fummo soccorsi da una garrula giovane signora bionda che, riconosciuto papà, ci invitò ad entrare dicendo: “Bendicò, lascia passare! Non vi preoccupate buonissimo è!”

Il fresco ci accolse mentre Bendicò si accodava con sufficienza al gruppo e ci scortava verso la grande terrazza che dava verso gli orti retrostanti. Mentre i miei lodavano la bellezza della casa e la signora offriva bibite e dolcetti, incuranti di loro, io e Bendicò scambiavamo 4 chiacchiere. Fin da bambina ho sempre “conversato” volentieri con gli animali e, quel giorno, poter parlare col cane del Principe di Salinas era un’occasione unica: Bendicò taceva e mi fissava negli occhi, senza difficoltà poiché era alto come me, poi, si alzò pesantemente sulle zampe posteriori, si appoggiò alle mie spalle, aprì la bocca e…slurp…. mi leccò tutta la faccia.

(c) Marina Garaventa

 

Scritto da: Princy60 alle ore 18:38 | link | commenti (24) | categoria: racconti, passioni
giovedì, 04 gennaio 2007
Five things you don’t know about me

Eccomi incastrata da Blimunda in una di quelle tremende catene che non faccio mai! Per fortuna, qui non c’è la solita frase “se non lo invii a 50 amici ti verrà la peste nera” ma si tratta, semplicemente, di raccontare in rete cinque piccole cose di sé non ancora svelate e di passare la palla ad altri cinque bloggers.

Eccole qui:

1 ) Ho sempre avuto una passione sfrenata per le camicie da notte stile Hollywood;

2 ) Mi sarebbe tanto piaciuto fare una nuotata con i delfini, baciare sul naso un leone e parlare un po’ con un cammello. A 15 anni, però, ho strapazzato un ghepardo adulto che faceva la comparsa in uno spettacolo (“Rigoletto” di Verdi a Pavia). Il “micio”, dicevano, era buonissimo ma dopo cinque minuti portò via, con una zampata, la gonna di una corista, lasciandola in mutande!

3 ) In uno dei miei tanti deliri da blocco respiratorio, ho visto il mio funerale! Cavalli bianchi bardati a festa, carro dorato con statue e cocchiere, corteo numerosissimo con sindaco con fascia tricolore, polizia in alta uniforme e banda: ero soddisfatissima! Al risveglio ho avuto il dubbio d’essere, appena appena, megalomane…

4) Mi piace da morire quando il mio amore si addormenta sulla poltrona mentre guardiamo un film… Fa’intimo da morire!

5) Da piccola, quando andavo a teatro a vedere mio padre che interpretava il ruolo di Alfredo nella “Traviata” di G.Verdi, mi capitava spesso, alla morte di Violetta, di commuovermi. Serissima mi asciugavo le lacrime e, se qualcuno mi chiedeva se piangevo per la morte della protagonista, io rispondevo: “No, piango perché mio papà soffre tanto.”

 

Bene, detto questo, per il mio sadico piacere passo la palla a: Mauri53, Meta(llica)fisica, Ferrosbattuto, Brugue e Psicopigiama.

Sarò perfida, eh?!
Scritto da: Princy60 alle ore 15:43 | link | commenti (40) | categoria: vita, curiositĂ