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Utente: Princy60
Nome: Marina
Sempre attiva ed entusiasta della vita, dal 2003 sono attaccata ad un respiratore che mi tiene in vita. La mia esistenza è cambiata totalmente ma il mio spirito no. Vivo in simbiosi col mio pc che mi fa parlare, lavorare e, soprattutto,comunicare.

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Una vita vissuta pericolosamente
mercoledì, 26 luglio 2006
La salsa del Poggio

Non tutti, diciamocelo francamente, possono vantare un piatto che porti il nome della propria casa e, se devo proprio dirla tutta, neppure io conoscevo questa ricetta che nella memoria locale era associata alla mia abitazione. Ma  procediamo con ordine: premesso che Villa Arzilla è un nome di pura invenzione e che casa mia è comunemente chiamata il Poggio, detta salsa  mi è stata rivelata dal mio attuale vicino di casa, discendente degli ultimi abitatori della magione. Costruita intorno al 1450 come avamposto militare della nobile famiglia Fieschi di Genova, la casa passò attraverso varie vicissitudini e, dall’inizio del 1900, divenne casa colonica con un cospicuo allevamento di vacche da latte, un grande orto e parecchi alberi da frutto. Quando, ormai in rovina e abbandonata, i miei l’acquistarono, conservava ancora un enorme “trogolo” (abbeveratoio) e “u seccheisu”, stanza adibita all’essiccazione delle castagne. Il mio vicino, ricordando i racconti i nonni, mi ha svelato la ricetta della famosa salsa, conosciuta in tutto il circondario, che veniva preparata con ingredienti di produzione casalinga: noci di un grande albero che si trova ancora di là dal muro di cinta, latte delle mucche del poggio e pane.

 

Ingredienti:

500 gr di noci

½ litro di latte

2 panini ricchi di mollica

sale q.b

 

Sgusciare le noci, lavare i gherigli in acqua tiepida strofinandoli per togliere un po’ di pellicina scura. Non preoccupatevi se un po’ ne rimane, è solo una questione d’estetica. Ammollate la mollica di pane nel latte perché se ne imbeva ben bene. Mettete le noci in un frullatore, aggiungete il sale, la mollica ben imbevuta e cominciate a frullare unendo il latte eventualmente rimasto. Frullate fino ad avere una salsa fine e vellutata la cui consistenza potrete variare aggiungendo ancora un po’ di latte.

Ottima fredda per accompagnare bolliti o arrosti. Va bene, aggiungendo  20gr di pinoli e un po’ d’olio d’oliva, per condire primi piatti come “pansotti” e farfalle. 

(c) Marina Garaventa 

 

Scritto da: Princy60 alle ore 16:28 | link | commenti (12) | categoria: cucina
martedì, 18 luglio 2006
Tanto per non lavorare...

Oggi fa troppo caldo per pensare e allora, avendo cura di muovere solo l’indice della mano destra, ho girato un po’ per il web.

Ecco tre cose interessanti e utili:

-         Avete bisogno di un libro? Qui ci sono tutti!

-         Conoscete il Poetry Slam? Se stessi bene mi piacerebbe organizzarne uno!

-         Un bel gioco, per grandi e piccini, da scaricare gratis!

 

Buona serata!

Scritto da: Princy60 alle ore 16:42 | link | commenti (15) | categoria: curiosità
sabato, 15 luglio 2006
25 Aprile: la gita fuori porta

Eccomi qui a fare la “grigua”(lucertola): in questo primo vero giorno di sole, anch’io ho fatto la mia gita “fuori porta”…o meglio, fuori della porta. Dopo otto mesi di clausura obbligata, durante i quali ho visto il mutare delle stagioni e della luce attraverso le finestre di casa, posso, ben coperta, dotata di cappello e occhiali scuri, azzardare un viaggio rocambolesco sulla mia megasedia a rotelle, con respiratore e bombola d’ossigeno al seguito. Il principesco corteo, che mi fa assomigliare ad una vecchia sovrana in pensione, è arricchito da trepidanti famigliari e chiuso trionfalmente dalla cagnona Frida che compie diligentemente il suo ufficio, leccandomi una mano. Qualcuno ha scritto “fare il giro del proprio orto è come fare il giro del mondo” e mai frase mi sembra più azzeccata: fatti quei pochi metri che separano la mia camera dal giardino, mi sembra d’aver valicato l’oceano, mentre sento l’aria tiepida e il calore del sole. L’emozione è forte, vibrante e ho la sensazione che il mio corpo, le vene, i polmoni si riempiano dell’azzurro di questo cielo. Anche Savignone, poi, ha deciso di fare la sua parte: la collina di Sementella mi sembra più rigogliosa e verde di sempre, le ville spiccano coi loro colori lavati dalla rugiada, davanti a me, la nuvola rosa del ciliegio del mio vicino, lascia intravedere il torrione minaccioso del castello.

Con la testa di Frida appoggiata sulle gambe, mentre le gratto il grosso naso nero, faccio la “grigua” e mi godo questa vista, così usuale per tutti ma per nuova e bellissima. E’ una festa del cuore e dello spirito: un sommesso calore m’invade dolcemente facendomi quasi desiderare di potermi addormentare qui, al sole, col sottofondo cicalante dei merli. Improvvisamente il suono del campanello mi distoglie dal mio incantamento: Frida muove appena la coda, in segno di riconoscimento, e, nel mio quadro savignonese, entra, a pieno titolo, la ‘Nesta. Con voce sommessa e gentile, la proprietaria di uno dei più antichi e stimati negozi del paese, mi chiede come sto. In un uno stile vagamente inglese, sempre rispettosa e riservata, come il buon genovese comanda, ‘Nesta, si avvia verso la cucina, dove, scambiate le chiacchiere sul tempo e su di me, depositerà le borse della spesa. La sua figura, minuta e composta, la sua voce, il suo garbo, s’incastonano perfettamente nel mio quadro e, come in un memory colorato, mi portano alla mente i miei primi giorni da cittadina smaniosa, trapiantata a forza in un paese che, allora, sembrava distante anni luce dalla civiltà metropolitana. Nel 1984, quando, controvoglia, lasciai Genova per questo borgo, mèta, per me, di sola villeggiatura estiva, non si vedeva Rai3, non c’era un cinema nel raggio di 20 km, non esisteva, o quasi, illuminazione stradale e, durante l’inverno, nevoso e gelido, non si trovava né mozzarella né bresaola, considerate cibi dl lusso, buoni solo per i “villexanti”! Un incubo, insomma, che si ripeteva quotidianamente quando entravo nel negozio della ‘Nesta: lì il tempo sembrava fermo, col rumore della grande affettatrice rossa, nella trasparenza colorata dei vasi di caramelle e nell’untuosa fragranza della focaccia, la padrona del negozio e del tempo dispensava cortesie e panini, consigli e biscotti, ricette e latte. E in quel chiacchiericcio garbato, mentre la Franca dava la ricetta della sua famosa crostata e Maria raccontava le avventure di Carlone, io fremevo nervosamente nell’attesa spasmodica di portare a termine una spesa che, per i miei tempi frenetici di cittadina, mi sembrava intollerabilmente dilatata. Poi, un giorno, inspiegabilmente, come un novello San Paolo sulla via di Damasco, una folgorazione mi colpì e la verità inoppugnabile mi rivelò il mistero: ma perché “cavolo” avevo tanta fretta? Dove accidenti dovevo andare per non poter conversare piacevolmente di crostate o di bambini col morbillo? La risposta fu una nuova rivelazione: in realtà dovevo fare, né più né meno, quello che facevo a Genova dove, però, abituata ai ritmi cittadini, non c’era tempo per chiacchiere e convenevoli. La crostata di Franca, il morbillo della piccola Carlotta, la focaccia, il cane di Mario e tutti gli altri “inutili” discorsi del negozio mi apparvero così come tanti piccolo tasselli di un quadro nel quale ci sono ancora i colori vivi del rispetto, dell’interesse per gli altri e del senso di una comunità che, anche quando si fa un po’ pettegola, non è mai indifferente al suo vicino di casa.

Chissà se la ‘Nesta, per tutta questa pubblicità, mi farà un regalo?

(c) Marina Garaventa

Pubblicato su "Nuova Savignone" - Giugno 2006

  

Scritto da: Princy60 alle ore 15:48 | link | commenti (13) | categoria: vita, nuova savignone
mercoledì, 12 luglio 2006
Villa Arzilla – quarta puntata

villa arzillaMolti penseranno che queste amene avventure siano frutto della mia mente perversa, ed è per questa ragione che vi racconto questo recentissimo fatto che ha due attendibilissimi protagonisti. 10 Luglio, ore 21. In questa calda serata estiva, punteggiata di lucciole, tirata a lucido e un po’ emozionata, attendo l’arrivo di due amici per parlare con loro di un progetto che mi sta molto a cuore: Fabrizio, giovane e attivissimo editore, e Emilia, detta Lia, fisioterapista e co-autrice, vengono per parlare del nostro libro! La casa è insolitamente silenziosa: mia madre sonnecchia in salotto davanti alla tv da dove riecheggia “Fratelli d’Italia”, mio padre è nell’orto con i nostri vicini Al e Nanni a disquisir sui fagiolini, Frida li osserva appostata poco più in là. Il cancello principale è aperto nell’attesa dei miei due ospiti che, senza esser visti da nessuno, arrivano e s’infilano nella mia camera, dopo aver posteggiato la macchina nel vialetto che conduce al nostro cancello. Per amor di verità devo dirvi che il soprannominato vialetto è, in realtà, una ripidissima salita destinata solo alla nostra casa e assolutamente inadatta al posteggio: Fabrizio, bontà sua, è riuscito a posteggiare in bilico, su un prato scosceso nascondendo l’auto fra i cespugli. La serata procede tranquilla mentre noi tre chiacchieriamo di libri e di blog, mia madre sogna Buffon e i tre ortolani prendono la via di casa seguiti da Frida che strapazza un vecchio pallone. Ma il thriller è in agguato e, alla vista dell’auto di Fabrizio, Al esclama: “Di chi è quella macchina?”

La mente dei tre galoppa: e se fosse rubata? O magari un’auto-bomba?e dov’era il terrorista? Urge un intervento e i tre, dopo un attento esame del veicolo, confortati dal fiuto di Frida che si è calata perfettamente nei panni del mitico Rex, decidono di chiamare i carabinieri. L’arma, nei secoli fedele, fatte le domande di rito, promette un intervento immediato. L’operazione Scrvia’s Valley Storm ha inizio! I tre in avanscoperta, fatto un rapido piano d’attacco, si dividono e mio padre rientra velocemente alla base per avvertire mamma della prossima invasione ma, mentre le sussurra guardingo “ho chiamato i carabinieri”, dalla mia stanza si leva la voce di Fabrizio che ride…Come un novello Sandokan, pronto a difendere la sua Mompracen, nonostante i suoi reumatismi, papà si lancia verso la mia stanza pronto a balzare sul malvivente e si trova davanti Fabrizio:”oh, signor Garaventa, come va?”. La risposta a quella semplice domanda, non arriva  perché mio padre , chiaritosi che la macchina era di Fabrizio, si precipita al telefono per fermare la Benemerita. Ci vuole un bel po’ per convincere i carabinieri che è era più necessario il loro intervento e che noi non siamo tenuti in ostaggio da un pericoloso malvivente anche perché mio padre, in evidente stato d’agitazione, alla domanda “ma adesso l’uomo dell’auto dov’è?” risponde “in camera con mia figlia!”.

Per questa volta non ci hanno portato in galera ma, se succedesse, posso contare su di voi per le arance?

 

© Marina Garaventa

Scritto da: Princy60 alle ore 14:23 | link | commenti (18) | categoria: villa arzilla
sabato, 08 luglio 2006

Questa mattina, facendo il mio solito web-tour nel blog di Blimunda ho letto un pezzo sul carattere “scorbutico” dei genovesi e mi è venuta voglia, per corroborare la sua tesi che mi trova in perfetto accordo, di raccontarvi la storia del grande amore tra la Superba e Giuseppe Verdi.

 

PEPPINO E PEPPINA A GENOVA

 

Questa non è una favola popolare ma la storia di due illustri personaggi che, senza strepito e poca pubblicità, soggiornarono a Genova per buona parte della loro vita. Giuseppe Verdi e Giuseppina Strapponi, sposi dopo una lunga e chiacchierata relazione nel 1859, iniziarono le loro frequentazioni nella Superba, nel 1860 con un soggiorno all’Hotel Croce di Malta. Verdi, che era allora al culmine della sua carriera e la Strapponi, che aveva da tempo abbandonato le scene, abitavano in un ampio podere, a Sant’Agata, appena fuori Busseto ma non avevano buoni rapporti coi bussetani, che non avevano mai dimostrato un grande affetto per Giuseppina che, ricambiando di cuore, li definiva “quei cretini”. Con questi presupposti e con l’inclemenza dell’inverno, si fece strada in loro l’idea di trovare un luogo adatto ove poter “svernare: amantissimo del mare, che non volle però mai varcare definendosi un “animale terrestre”, Peppino si trovò nel travaglio di scegliere tra Genova e Napoli. Qui entra in gioco proprio il carattere dei genovesi: figlio di una terra generosa e aperta, come solo l’Emilia sa essere, uomo riservato e poco incline alla mondanità, amante della quiete e, come si dice oggi, della sua privacy, il compositore scelse Genova che lo amava ma non lo soffocava, dove non passava inosservato ma indisturbato. Nel 1866 i coniugi affittarono un appartamento a Palazzo Sauli mentre nell’autunno del ’74 traslocarono a Palazzo Doria presso la stazione Principe, subito dietro il porto, in una casa di gusto ligure con un ampio scorcio verso il mare. Da allora, anche dopo la morte della Peppina, fino al 1899 Verdi svernò a Genova dove compose molti dei suoi capolavori: “La Forza del destino”, “Aida”, “Otello” e”Simon Boccanegra” dove i Genovese sono protagonisti. Quando in città si parlò di intitolare a Verdi una gran via centrale, il maestro scrisse alle autorità locali una lettera dove minacciava, se ciò fosse avvenuto, di non passare mai più per quella via a lui intitolata: Genova rispettò il suo volere e, solo dopo la sua morte, gli dedicò la centralissima piazza su cui si affaccia la Stazione Ferroviaria di Brignole. Alla sua morte, nel 1901, Verdi, pratico e concreto come i genovesi, lasciò all’Albergo dei Poveri di Genova un lascito pari a circa 500.000 euro.

(c)Marina Garaventa

Scritto da: Princy60 alle ore 18:26 | link | commenti (11) | categoria: curiosità, melodramma
giovedì, 06 luglio 2006

AVVISO AI NAVIGANTI

Si informano i blog-nauti che si aggira per i blog la famosa ladra Princy60 alias Arsenia Lupetta.

La misteriosa donna zompa da un blog all’altro sottraendo le immagini più belle. E’ accertato che la suddetta non usa la refurtiva per loschi traffici ma per allietare e rinnovare il suo desktop che, a detta di chi la frequenta, è la sua finestra sul mondo.

Gli ultimi furti segnalati sono:

1 – vista di angiolone romano scattata da una Lontra;

2 – cielo rasserenante, dall'enigmatico titolo "forse", di ff;

3 – girasoli illuminanti di una Fisica Mettallica (o viceversa?);

 

ATTENTI CHE LUPETTA

ARRIVA PRESTA E NETTA!!
Scritto da: Princy60 alle ore 15:49 | link | commenti (13) | categoria: vita
lunedì, 03 luglio 2006
Villa Arzilla - terza puntata

villa arzillaCome vi ho già detto, qui a Villa Arzilla (per le puntate precedenti vd. nelle categorie), c’è sempre un gran via vai: studenti di musica che vengono un po’ da tutto il mondo per studiare canto con mio padre e mia zia, amici miei, amici e parenti dei miei genitori e, naturalmente, infermiere e medici per me. In queste due categorie si annoverano i più disparati elementi: l’oculista che mi porta i libri da leggere, il dietologo che mi parla d’arte e di Genoa, il dermatologo che sentenzia “tutti dobbiamo morire” e le espertissime e affettuose infermiere del servizio sanitario che mi portano peluche e buonumore. Proprio da una delle infermiere, in una fredda nevosa giornata, mi arrivò il seguente sms: “oggi ti porto un medico giovane e bello”. L’occasione era ghiotta e, nonostante il cuore irrimediabilmente impegnato, non potevo mancare al gustoso invito: cambio di camicia e di pannolone, passando dalla versione ascellare a quella baby, pettinata veloce, zaffata di profumo e occhio, quello ancora buono, languido. Ora, come avrete capito, la maggior parte dei medici che mi frequentano, viene, più che altro, per farsi una cultura medica, poiché io sono una sorta d’enciclopedia vivente per la quantità di sfighe e di patologie che assommo. Il Dottor F., effettivamente raro esemplare del genere maschile, assai affascinante e simpatico, dichiarò subito, bontà sua, di essere venuto solo per conoscermi (che, in poche parole vuol dire che voleva vedere da vicino la “rarità”medica!) e per sapere se avevo bisogno del suo aiuto, occupandosi lui di “terapia del dolore”. Provvedendo io, immantinente, a fare i debiti gesti scaramantici, sotto le coperte, sbattendo il mio occhio buono, scrivendo sul pc, lo rassicurai che, per il momento, non soffrivo di dolori e che, in ogni caso, lo avrei tenuto presente. La gaia conversazione si spostò poi su altri argomenti, allietata dalla presenza dei miei genitori e dalle due garrule infermiere, una delle quali, sicuramente, invaghita del doctor (stile E.R). Preso dalla foga della sua conversazione e affascinato dalla sua stessa voce, il novello Gorge Clooney, si sbizzarrì  con una domanda di carattere social-altruistico che segnò la sua rovina:

-         Ma a lei, signora, cosa  manca? –

Il silenzio cadde sugli astanti: tutti mi guardavano sorridenti e trepidanti mentre, solo il volto di mia madre, lasciava trasparire l’orribile presentimento che solo un cuore di mamma ha.

Con calma, pregustando la mia gioia, presi a scrivere, e sul video, campeggiò la mia risposta:

-         Cosa mi manca? S-C-O-P-A-R-E!

Il Dottor F. sta ancora ridendo.

 

© Marina Garaventa

Scritto da: Princy60 alle ore 17:36 | link | commenti (14) | categoria: villa arzilla