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Utente: Princy60
Nome: Marina
Sempre attiva ed entusiasta della vita, dal 2003 sono attaccata ad un respiratore che mi tiene in vita. La mia esistenza è cambiata totalmente ma il mio spirito no. Vivo in simbiosi col mio pc che mi fa parlare, lavorare e, soprattutto,comunicare.

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Io sostengo MenteCritica

Una vita vissuta pericolosamente
giovedì, 29 giugno 2006
Princy-doxa
AMORE
Oggi mi manca un po'.
Sarà che son già sei giorni che è partito per le sue meritate vacanze, sarà che mi mancano le sue coccole un po' ruvide, sarà che sono troppo abituata a vederlo tutti i giorni ma ora comincia a mancarmi. Quando parte son contenta perchè mi fa piacere che si svaghi e si rilassi e non piango mai: piango quando arriva, come una fontana.
Quando sono stata un anno in ospedale, si faceva 150 km al giorno per venirmi a trovare, tutti i giorni: da lì nasce la mia convinzione che stia studiando per diventare santo.
Detto fra noi, non so che sugo ci trovi a star con me...comunque, oggi, ho voglia di dedicargli una piccola cosa scritta da Lorenzo Da Ponte per "Le nozze di Figaro" di W.A.Mozart.
Voi che Sapete che cosa e amor,
donne vedete, s'io l'ho nel cor.
Quello ch'io provo, vi ridiro,
e per me nuovo- capir nol so.
Sento un affetto pien di desir,
ch'ora e diletto, ch'ora e martir,
Gelo, e poi sento l'alma avampar,
e in un momento torno e gelar.
Ricerco un bene fuori di me,
non so ch'il tiene, non cos' e.
Sospiro e gemo senza voler,
palpito e tremo senza saper;
non trovo pace notte, ne di,
m pur mi piace languir cosi.
Che ve ne sembra?
Scritto da: Princy60 alle ore 17:11 | link | commenti (13) | categoria: vita, melodramma
martedì, 27 giugno 2006
INVITO

Inizio oggi una sezione del mio blog che ho chiamato “Invito” dove ospiterò tutti quegli amici che, a titolo e a differenti livelli, mettono in gioco la loro creatività nei più disparati campi. La vita mi ha dato, e mi da tutt’ora, la possibilità di conoscere persone stupende che ho piacere di condividere con voi.

Comincio oggi con una persona che non ha bisogno di particolari presentazioni: lo scrittore Giovanni Meriana, mio illustre concittadino, che mi onora della sua amicizia e, alla mia richiesta di scrivere qualcosa su una leggenda locale, mi ha inviato questo breve racconto (da “Pane azzimo”). La storia sembra riferita ad Isabella Fieschi, figlia di Carlo Fieschi, conte del feudo di Savignone, sposa di Luchino Visconti, signore del ducato di Milano, che fu da lei, più volte tradito con i migliori cavalieri dell'epoca, ma Meriana, narratore attento alle più semplici e calde atmosfere domestiche, né da una versione meno storica ma calata nella tradizione orale più genuina

LA LEGGENDA DELLA FOSCA

 

 La nonna Maria, che era del capoluogo e abitava a metà salita, col nonno e le figlie ancora in attesa di marito, sul maniero dei Fieschi mi raccontava una storia tenebrosa e passionale, che capivo un po' a mio modo, ma non mancava di impressionarmi, amico com'ero in quegli anni dell'orrido e dei fantasmi.

 

- Viveva un tempo al castello, raccontava, la Fosca, moglie del terribile signore che dominava su questi paesi. La donna accoglieva al castello un nobile cavaliere che veniva da Milano, ma.

si teneva a distanza quando il principe Fieschi, per non essere impegnato in fatti d'armi, si trovava da queste parti.

Venne il tempo in cui il cavaliere fu coinvolto in una guerra che non finiva mai e dovette così privarsi a lungo della sua Fosca. Passavano i giorni e la guerra continuava; la nostalgia della donna rimasta nel castello sulla rupe si faceva sentire sempre più forte. Così un giorno il giovane abbandonò disperato le armi, deciso a raggiungere a qualunque costo la sua bella.

Si vestì da pellegrino, si avvicinò al castello e si nascose nella cappella di san Rocco ai piedi dell'altura. Poi, a notte fonda, si portò sotto il torrione.  A un segno, la dama gli gettò una corda perché la raggiungesse. Ma il marito, avvertito da un servo, vegliava in agguato. Aspettò che di nodo in nodo il nobile fosse fin sotto il verone, poi fece recidere la corda. Il pellegrino si fracassò le ossa in fondo al precipizio e il giorno dopo la donna, per ordine del vendicativo marito, lo raggiunse.

Ancora ai nostri giorni, concludeva la nonna, nella notte tra i Santi e i Morti si sente giù nel burrone, detto "Salto dell'uomo", il fischio di un grosso serpente, mentre due fiamme partono dal fondo dell'abisso e vanno a ricongiungersi in alto, vicino alla torre del castello -.

 

Scritto da: Princy60 alle ore 17:09 | link | commenti (15) | categoria: favole, invito
giovedì, 22 giugno 2006

CANTAR MANGIANDO

Il binomio musica e cibo comincia nella notte dei tempi quando, nelle grandi ricorrenze, il momento del pasto  era accompagnato da musica prodotta con percussioni e strumenti primordiali. Attraverso i secoli questi due piaceri si sono affinati rimanendo, in momenti storici e in differenti modi, sempre molto vicini e, se non si conoscono nomi di grandi cuochi che fossero anche musicisti ( benché io sia certa della loro esistenza) sono innumerevoli i grandi musicisti dediti ai piaceri della tavola e, addirittura, alla gastronomia. Tanto per fare qualche nome, limitandoci al XIX secolo e al melodramma, non si possono scordare Vincenzo Bellini (1801-1835) che con la sua “Norma”(1831) diede il nome a un piatto di pasta, Gioacchino Rossini(1792-1868), genio della musica , lodato in egual misura per “Il barbiere di Siviglia”(1816) e per il suo filetto, Giacomo Puccini(1858-1924), sensuale musicista verista, amante delle donne e della caccia. Inevitabile, a questo punto, fu il trasferimento dell’amore per la cucina nei loro componimenti, facendoci scoprire che, anche i tragici eroi dell’opera lirica mangiavano e, soprattutto, bevevano!

La prima citazione d’autore spetta senz’altro a Wolfang Amedeus Mozart(1756-1791) che nel “Don Giovanni”(1787) cita, all’ultimo atto,il  Marzemino dando a quest’ottimo  vino la patente d’eternità. Gaetano Donizetti(1797-1848), ne “L’elisir d’amore”(1832), spaccia il mitico Bordeaux per un magico filtro capace di far innamorare Adina di Nemorino. Sempre vino per il grande Giuseppe Verdi (1813-1901) che, emiliano di buona razza, ama brindisi e tavolate: Champagne a fiumi nel famoso brindisi da “La Traviata”(1853), misterioso “vino eletto” per quello della perfida Lady nel “Macbeth”(1865).In Puccini intorno alla tavola si sviluppano amore, amicizia, sesso e omicidio. Dalla convivialità dei giovani artisti de “La Bhoème”(1895) che, nei giorni di grasso, bevono Bordeaux e mangiano al caffè Moumusse e, in quelli di magro, si accontentano di “un’aringa …salata”, al  ”picciol desco” in cui “Manon Lescaut”(1893) irretisce il povero De Grieux, per arrivare alla cena interrotta, durante la quale il perfido Barone Scarpia ricatta la bella cantante che poi lo ucciderà nella “Tosca” (1900).

Cena sicuramente indigesta quella di Scarpia ma per farmi perdonare, ecco l’idea per un menù operistico con dessert finale dedicato a un  celebre soprano…

 

Pasta alla Norma

Filetto alla Rossini

Pesche Melba

Vino consigliato : Marzemino

 

BUON APPETITO!

 

© Marina Garaventa

Scritto da: Princy60 alle ore 17:25 | link | commenti (13) | categoria: cucina, melodramma
UN FIORE E UNA PAROLA PER VOI
rosabianca
Poche righe per esprimere  solo un pensiero. Nottata non facile di dolori e angoscia: stamattina sono uno straccio ma, fatto un giro sui miei blog preferiti, mi son riconciliata col mondo...
GRAZIE!!
Scritto da: Princy60 alle ore 10:22 | link | commenti (5) | categoria: vita
domenica, 18 giugno 2006

FESTA PER I 1000 CONTATTI!!!

 brindisi

Ci siamo! Era da un po’ che ci pensavo e mi son fatta anche sfuggire il momento ma, non importa, per far festa c’è sempre tempo! Io,poi, ho sempre avuto il pallino dei festeggiamenti: ho fatto persino la “Festa di divorzio” dove volevo invitare anche il mio ex-marito ma, dopo che mia madre aveva manifestato il desiderio di strozzarlo, ho lasciato perdere…

Ma, ora, bando alle ciance e iniziamo a organizzarci…

Per fare una bella festa ci vuole:

IL POSTO- scegliete quello che vi piace qui

LA MUSICA – niente di meglio dei  ritmi latino-americani che trovate qui;

LA CUCINA – provate a fare queste frittelle giapponesi;

I RICORDIqui ci sono dei filmati d’epoca stupendi;

SE VI SENTITE BAMBINI – andate qui con figli e nipoti;

 

Mi pare ci sia tutto….mancate solo voi…

VI ASPETTO!!!

 

Scritto da: Princy60 alle ore 19:16 | link | commenti (16) | categoria: curiosità
venerdì, 16 giugno 2006
Lo sciroppo di rose

Nel sito di Francesca Ferrari c’è un mio breve racconto, “La merenda”, dove cito lo sciroppo di rose: eccovi alcune notizie e la ricetta sperimentata.

Lo sciroppo di rose è un prodotto tipico Genova,e delle valli  Scrivia e .Sturla: viene confezionato con una varietà di rose, dette “da sciroppo”, che sono state sempre presenti negli orti, nei giardini dei genovesi e dei conventi locali, questi ultimi i maggiori fornitori dei confettieri locali. Per la produzione dello sciroppo si usano solo i petali delle rose, adatti anche alla preparazione di delicate confetture e alla loro canditura. La varietà di rose maggiormente utilizzata per la preparazione dello sciroppo è la "Chapeuax de Napoleon", anche se altre nel tempo si sono aggiunte per migliorare la fragranza del prodotto. lo sciroppo, di colore e profumo intenso, veniva bevuto allungato con acqua fresca d'estate per rinfrescare, o caldo d'inverno per lenire le bronchiti
Nel genovesato da qualche anno è nata un'associazione di produttori di rose da sciroppo allo scopo di riportare in auge questa produzione tradizionale.
 
La ricetta della mia amica Graziella:

250 gr di petali di rose
2 litri più 1 bicchiere di acqua
Dopo aver pulito i petali e averli lavati velocemente, fare bollire tutto per 20 minuti spremere bene i petali e toglierli
Aggiungere il succo di 1 o 2 limoni (a seconda delle dimensioni), aggiungere
2 kg di zucchero e far bollire per 15 minuti.

 

Altre notizie su: www.agriligurianet.it/

 

Scritto da: Princy60 alle ore 18:18 | link | commenti (7) | categoria: cucina, curiosità
martedì, 13 giugno 2006
ciò che mi tiene in vita ...

Ieri non è stata una buona giornata: mi sentivo così ed ero quanto mai cosciente di vivere sulla lama di un rasoio. Non parlo delle mie condizioni fisiche ma di quelle mentali: in questi momenti ho la netta sensazione, confermata da tutti gli illustri clinici che mi hanno visitata nei miei impervi 46 anni, d’essere ancora qui, solo ed esclusivamente per la mia volontà. Il fatto è che la morte mi è stata vicina così tante volte che ho perso il conto: persino poche ore dopo la mia nascita, un “pietoso” pediatra s’incaricò d’informare i miei genitori che sarebbe stato meglio per tutti che io andassi a far compagnia agli angioletti… Disattese le sue simpatiche profezie io sono invece diventata l’eccezione che conferma la regola, l’inspiegabile della medicina, il caso limite. Spesso, nei giorni neri, ho meditato su questa mia strenua capacità di resistere e mi sono chiesta da dove provenisse, fino a quando ho capito che ciò che mi tiene in vita è la vita stessa. Non è una pazzia e non è neppure un paradosso ma è, semplicemente, la constatazione che quello che m’impedisce di mollare tutto e abbandonare la lotta, è la mia capacità e il mio desiderio di continuare a far parte della vita, anche e soprattutto di quella che scorre al di fuori della mia stanza. La lettura dei giornali, il pc, la tv, la gente che viene, la mia rubrica sul giornale di vallata, il mio impegno politico, il blog, sono tutte cose che faccio per sentire la vita ed esserne ancora parte attiva. Io non ho bisogno di essere protetta da nulla e da nessuno, dalle brutte notizie come dalle grandi gioie, dai complimenti o dagli insulti, da chi mi ama e da chi mi odia. Tutto è buono per tenermi di qua: bisognerebbe buttare giù i muri di questa stanza per far entrare la vita.

Scritto da: Princy60 alle ore 16:43 | link | commenti (12) | categoria: vita
mercoledì, 07 giugno 2006
Felicità
C'è un'ape che se posa su un bottone de rosa: lo succhia e se ne va...
Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.
Trilussa
Il sonetto del grande poeta romano, in un tempo come il nostro, fatto di mete mirabolanti, di sogni e desideri grandiosi, suona forse riduttivo e un po’ scontato ma, come spesso capita alle cose che appaiono ovvie, nasconde una grande verità. Sono sicura che, tutti voi, leggendolo, vi sarete trovati d’accordo ma sono altrettanto certa che poi, come dice il proverbio, dal dire al fare ci sia di mezzo il mare. Intendo dire che si fa presto ad affermare che bisogna accontentarsi ma non è poi così semplice farlo.  Prendiamo ad esempio la sera di San Silvestro, notte per lo più caratterizzata dai botti, da cotechino e lenticchie e dalle più solenni “incazzature”.  Tra la notte del 31 e il primo giorno dell’anno, non ho fatto che ricevere sms e e-mail di amici depressi, arrabbiati e annoiati!  Nella mia vita mi è capitato di passare tanti e diversi Capodanni: in grandi teatri, in prestigiose ambasciate, tra amici e con l’uomo del cuore e qualche volte mi sono annoiata e, qualche volta, divertita ma, devo dire, non ricordo di aver passato una fine d’anno serena come quest’ultima. Non occorre molto per descrivere il mio veglione: la mia famiglia, il mio compagno, una coppia di amici con la piccola Debora di sei anni e la mia Frida, cucciola di alano di cinque mesi e 22 kg. Cena piemontese con peperoni in bagna cauda, brasato al barolo, castelmagno con miele al tartufo e altre leccornie che io, purtroppo, non ho neppure assaggiato, per i miei problemi di masticazione,  poi,  a mezzanotte, ho visto qualche fuoco d’artificio dalla finestra mentre Debora recitava una poesia sul Natale e Frida mi leccava la mano un po’ preoccupata per i botti.  Naturalmente non son qui per insegnare a vivere a nessuno o per impartire lezioni di santità: certamente mi sarebbe piaciuto tanto passare San Silvestro ai Caraibi, sul Nilo o in un romantico albergo in Provenza ma, se, in questo momento, la vita non può offrirmi che questo non posso e non voglio passare il mio tempo a rammaricarmi per ciò che non ho.  Qualche tempo fa, un’amica si è congratulata con me e con la mia famiglia perché, in occasione del Natale, come ogni anno, abbiamo addobbato il terrazzo con le solite luminarie, come se fosse impossibile per noi godere la vita e le sue pur piccole gioie.  Vi assicuro, qui non si tratta di essere dei santi o dei marziani e, tantomeno, dei pazzi: si tratta, io credo, di essere dei combattenti,   si tratta di afferrare la vita con tutte la forza che abbiamo, strizzarla ben bene per far venir fuori tutto il sugo che ha e, magari da quelle poche gocce, tirar fuori tutto il sapore che ha ancora. La morale del sonetto non sta, secondo me, nella trita tiritera dell’accontentarsi ad ogni costo: non bisogna fare come la ben nota volpe delle favole che, non potendo arrivare all’uva, la ricusa definendola acerba, piuttosto bisogna tendere al meglio che l’esistenza ci offre in quel momento assaporandolo pienamente. So benissimo che, paradossalmente, in questa situazione, è per me facile affermare queste cose: come la volpe è facile rinunciare a ciò che non si può avere e, tra l’altro, ci si fa sempre una gran bella figura a passar per filosofi e votati al martirio.  Io non vi dico di arrendervi ma di combattere sempre e di godere sempre e con pienezza di ogni cosa, anche della più piccola e della più banale.  L’affetto di un cane, il disegno di un bambino fatto per voi, un buon libro, il saluto di un amico, il bacio di chi vi sta vicino, sono tutte piccole cose che accantonate diligentemente nella dispensa del vostro cuore vi potranno tornare utili nei momenti più neri.
 
Publicato su "NUOVA SAVIGNONE" -  Febbraio 2006
Scritto da: Princy60 alle ore 16:38 | link | commenti (9) | categoria: vita, nuova savignone
lunedì, 05 giugno 2006
Non sono angeli

Settimana un po’…incasinata. Nei primi tre giorni ho avuto la febbre a 38, un virus malignetto e rompiballe che mi ha stroncato e che ha messo in allarme la casa. La febbre alta rompe le scatole a tutti ma nei tracheotomizzati (sembra una parolaccia!) fa subito pensare ad infezioni polmonari, data la vulnerabilità dei bronchi direttamente in contatto con l’esterno. Così, alla sera del primo giorno, è arrivato il pneumologo a darmi un’occhiata: cuore, polmoni, bronchi…”tutto ok” mi dice sorridendo e poi mi racconta che, in reparto, durante le ore tranquille della notte, leggono il mio blog! La notizia mi manda in sollucchero tanto che, per qualche ora, mi cala persino la temperatura, cosa che mi espone alle prese in giro della famiglia risollevata: ti è bastato vedere il medico per farti stare meglio! Mentre tutti infieriscono sulla “povera inferma” (espressione utilissima per suscitare inenarrabili sensi di colpa nel prossimo) io penso ai miei amici infermieri coi quali ho condiviso 11 mesi di vita e di sofferenza e ai quali sono, inevitabilmente, legata. Anche per loro, io sono la Principessa sul Pisello e, quando torno in reparto per i vari “tagliandi”, mi salutano con baci e baciamani. Per me loro non hanno nomi ma i soprannomi che gli ho dato in un giorno in cui stavo un po’ meglio: la Dolce, la Pazza, la Piccola, la Bersagliera, il Mito, Sciupafemmine, Babà e Saracino. In quel piccolo reparto con sei malati, tutti più o meno gravi, io ero la più giovane e la più comunicativa tanto che, per loro, accudirmi era un sollievo e un momento in cui scambiare una parola e, qualche volta, uno scherzo. Mi sono spesso chiesta come si possa sostenere il peso di tanto dolore senza esserne schiacciati e senza rimanere coinvolti e credo che dipenda solo dal fatto che l’essere umano è capace di mettere in atto tecniche inimmaginabili d’autodifesa. Non sono, come diceva la retorica di un tempo, angeli della sofferenza ma, piuttosto, uomini e donne che hanno imparato a convivere con il dolore e con la morte, portandosi dietro i loro problemi personali, e che cercano, per quanto possono, di dare un sollievo, se pur piccolo, a chi soffre. Io sono certamente stata molto fortunata nell’incontrare persone così disponibili e comprensive ma, devo dire che, anche quando mi è capitato di trovare durezza e poca disponibilità ho sempre cercato di capire che non avevo davanti a me un santo o un cameriere ma una persona con i suoi pregi, i suoi difetti e i suoi problemi.

In ogni caso, io ho avuto un c…. pazzesco a trovarli così!!!

Baci, baci, baci

Scritto da: Princy60 alle ore 10:56 | link | commenti (7) | categoria: vita